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John ucciso, i rischi mortali del turismo tribale alle Andamane

Si accende il faro sui rischi del turismo tribale alle Andamane dopo l'uccisione a frecciate del missionario americano John Allen Chau

Si accende il faro sui rischi del turismo tribale dopo l’uccisione a frecciate del missionario americano John Allen Chau alle isole Andamane: un fenomeno che interessa ogni anno mezzo milione di persone in questo sperduto arcipelago dell’Oceano Indiano, e che mette in pericolo la fragile esistenza delle tribù indigene… oltre che quella dei turisti. Ai quali interessa conoscere usi e costumi delle popolazioni “primitive” anche talvolta a rischio delle proprie vite. Perché lo scontro fra culture può davvero finire male.

Le cinque tribù

Alle Andamane vivono cinque tribù vulnerabili ai contatti con gli stranieri: gli Jarawa, i Sentinelesi, i Grandi Andamenesi, gli Onge e gli Shompen. Ciò rende l’arcipelago particolarmente attrattivo ai turisti, che provano in ogni modo ad avvicinarsi ai luoghi interdetti, anche pagando i pescatori locali così come ha fatto il malcapitato Chau. Non ci sono collegamenti diretti tra North Sentinel, dove è stato ucciso il missionario, e la capitale dell’arcipelago Port Blair, distante una cinquantina di chilometri. La guardia costiera pattuglia le acque circostanti per  tenere alla larga yacht e imbarcazioni private con a bordo i turisti. Lo scorso giugno, tuttavia, le autorità locali hanno ammorbidito alcune restrizioni concedendo agli stranieri il permesso di visitare 29 isole dell’arcipelago senza dover ottenere prima una speciale autorizzazione per l’accesso nelle aree protette. Una decisione, questa, che potrebbe però incentivare la pratica illecita del turismo tribale nelle zone vietate.

Cosa dicono i tour operator

Sebbene quello del turismo tribale sia un fenomeno diffuso e comprovato, i tour operator del posto negano e minimizzano la sua esistenza. “Non ho mai visto nessuno chiedere informazioni sul turismo tribale” ha detto alla Bbc il presidente della Associazione dei tour operator delle Andamane, M Vinod. “Le misure di sicurezza sono rigide e il passaggio nelle zone tribale è strettamente regolato” ha aggiunto. “L’uccisione del missionario americano è stato solamente un episodio dovuto a una falla nella sicurezza”, ha aggiunto.

La sconvolgente storia di John Allen Chau

John Allen Chau, 27 anni, voleva convertire al cristianesimo gli indigeni dell’isola di North Sentinel, dov’era sbarcato illegalmente. Ma i sentinelesi, notoriamente ostili agli estranei, lo hanno accolto con una pioggia di frecce trafiggendolo. La polizia ha detto che Chau aveva dato 354 dollari a sei pescatori perché lo portassero sull’isola, preclusa agli stranieri proprio per salvaguardare la salute e le tradizioni dei locali. Raggiunta la riva in kayak portando in dono pesci e palloni, secondo un diario dell’uomo i cui estratti sono pubblicati dalla stampa locale, il missionario ha gridato: “Il mio nome è John. Vi amo e Gesù vi ama… Ecco del pesce”!”. Ma gli indigeni sentine lesi  in cambio sentinelesi gli hanno scagliato contro delle frecce, una della quali ha trapassato la sua Bibbia, e Chau è tornato sulla barca di pescatori che l’aveva portato al largo dell’isola per trascorrere la notte e scrivere il suo diario. Il giorno dopo è ripartito alla volta dell’isola e non è più tornato.

ASKANEWS | 23-11-2018 14:36

Ansa Andamane
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