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"Impronte dello Yeti": l'Esercito Indiano diffonde le foto

Ricerche del 2014 e 2017 riconducevano la leggenda dell'uomo delle nevi a grandi ibridi di razze di orso. Ora tutto si ridiscute?

La leggenda dell’esistenza dello Yeti ritrova fiato con un tweet dell’Esercito dell’India. “Per la prima volta una spedizione militare in alta montagna ha rintracciato impronte del mitico animale-Yeti nel campo base del Makalu”: questa la comunicazione via social, corredata da alcune foto, postata dai militari indiani, precisando che le impronte fotografate il 9 aprile misuravano da 38 a 81 centimetri. Come spiega l’Ansa, di fronte alla miriade di reazioni, anche divertite o indignate, registrate in rete, questa notte l’Esercito Indiano ha rilanciato con una nuova comunicazione: “La notizia si basa su prove fisiche, foto e video presi sul luogo e racconti di chi ha scoperto le tracce. Le evidenze fotografiche concordano con le teorie degli esperti in materia”. Ansa ricostruisce alcune della reazioni contraddistinte dall’hashtag #Yeti: «I più hanno ironizzato, prendendo in giro i militari, hanno definito il tweet “imbarazzante”, altri ancora si sono risentiti perché l’esercito ha definito lo Yeti un animale», anziché «uomo delle nevi». Ovviamente, c’era anche chi si indignava «perché veniva messa in discussione un’affermazione dell’esercito».

La leggenda dello Yeti

La svolta sulla reale identità dell’abominevole uomo delle nevi, che leggenda vorrebbe vivere in Tibet e Nepal, costituendo l’incubo principale delle popolazioni dell’Himalaya, sembra essere arrivata con alcune ricerche del 2014 e del 2017. Nel 2017, la rivista Proceedings of the Royal Society B riferiva delle analisi condotte da alcuni studiosi americani, coordinati da Charlotte Lindqvist, su reperti considerati dalla gente del posto dello Yeti, come peli, pelliccia, denti e feci. I test del DNA riconducevano, come specificava anche il National Geographic, “chiaramente a sottospecie di orsi bruni e di orsi tibetani”. Insomma, creature che, occasionalmente, potevano diventare pericolose per l’uomo potevano essersi trasformate, nei racconti popolari, in una realtà sempre da temere.

Yeti, orsi e Messner

La stessa rivista riferiva di uno studio del 2014, secondo il quale “due reperti di pelo di Yeti recuperati nel Bhutan e nel nord dell’India coincidevano con il DNA dell’antico orso polare. Il gruppo che aveva condotto la ricerca sosteneva che un ibrido di orso polare e orso bruno potrebbe essere ancora vivo in qualche remota vetta innevata”. Lo riferiva, in contemporanea, anche La Stampa: “Quei peli trovati a una distanza di 1200 chilometri narrano di un grande plantigrado che ha resistito nei millenni. È una creatura che non dovrebbe più esistere, frutto di un lontano matrimonio tra un orso polare e un orso bruno. «Lo dico da decenni che lo Yeti è un orso», era stato, già allora, il commento dell’alpinista re degli ottomila, Reinhold Messner, che dichiarava a Radio Capital: «Ci volevano milioni e gli scienziati per dire ciò che sapevo da sempre. Biologia e genetica non c’entrano, ci voleva uno studio approfondito sulla leggenda».

Adesso, però, a riaprire il dibattito arrivano le autorità militari indiane, che lo collocano al campo base del Makalu, quinta vetta più alta del mondo, 8.485 metri, collocata a sud est dell’Everest, sul confine tra Nepal e Tibet (Cina), precisando che sino prima di queste foto “lo Yeti era stato avvistato solo nel parco nazionale del Makalu-Barun, in Nepal”.

VirgilioNotizie | 30-04-2019 17:55

foto-yeti Fonte foto: Twitter
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