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Il nuovo albero di Natale dopo il flop planetario di "Spelacchio"

Tra effetti speciali e 60mila luci led, come sarà l'abete targato Netflix che farà dimenticare ai romani l'insuccesso e le polemiche dello scorso anno

“Spelacchio” è tornato. Anzi no. Per far dimenticare ai romani il flop dello scorso anno, per questo Natale la giunta di Virginia Raggi ha deciso di voltare pagina con un abete targato Netflix. Riuscirà la forza immaginativa delle serie digitali del colosso della fiction online a scalfire l’imperitura memoria dell’abete più contestato del globo?

L’ANTI-SPLELACCHIO TRA EFFETTI SPECIALI e 60MILA LUCI LED

Sarà un albero con effetti speciali: alto più di 20 metri con 60mila luci led calde a basso consumo energetico, e 500 palle argento e rosso, sotto la regia tecnica di IGPDecaux e un progetto a cura di Kinetoc, sarà acceso 24 ore su 24 per un costo complessivo di oltre 376mila euro. Un importo pari a sette volte quanto il  Comune investì lo scorso anno, cioè 48.677,08 euro, per il taglio, il trasporto e lo smontaggio di un albero di Natale che seminò prima sconcerto, poi ironia, alla fine affetto in romani e turisti, tanto che ai suoi rami sempre più spogli furono affidati migliaia di bigliettini – da “I love Spelacchio”, a “R.i.p”, a “sei bellissimo” a “resisti” – diventati dopo la sua rimozione un avvincente fotolibro.

L’ANNUNCIO: “VI SONO MANCATO?”

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha presentato alla città e al mondo via social il nuovo albero di Natale. Lo ha fatto condividendo su Twitter il post del profilo del vecchio albero in cui il nuovo abete si è presentato spettacolarmente, con un visual targato Netflix, sponsor dell’operazione, annunciando “Signore e signori, vi faccio un regalo in anticipo. Sono tornato. E sono uno spettacolo”. La sindaca scrive “Ladies and Gentlemen @spelacchio is Back in @Roma”, e nella cartolina sponsorizzata dell’albero si legge, come in una locandina cinematografica “ci si vede l’8 dicembre in piazza Venezia a Roma. Vi sono mancato?”.

LA BATTAGLIA LEGALE

Ci fu anche una querelle giudiziaria che però finì, lo scorso marzo, con il rigetto da parte della Corte dei Conti all’esposto presentato dal Codacons. Un riconoscimento postumo per il famigerato abete che quando prese il suo posto in piazza Venezia, sembrò il coronamento plastico delle difficoltà della giunta di Raggi di venire a capo nell’ordinaria amministrazione della città. Grigio, già spoglio e cadente, illuminato da poche file di led a luce fredda e con grosse palle rare e livide, l’abete – pur corredato di tutti i crismi della sostenibilità ambientale sui quali avevano vegliato l’ente di certificazione per la sostenibilità delle foreste FSC e la Magnifica comunità di Fiemme, fornitrice ufficiale di abeti per il Comune di Roma da oltre dieci anni – era arrivato morto sul luogo dell’installazione. Dopo un paio di convocazioni della commissione capitolina Trasparenza e accesi dibattiti in Aula Giulio Cesare, Fiemme assicurò che l’albero “quando era partito era in ottima salute, perfetto” e che era stato “selezionato secondo stringenti criteri estetici”.

GLI SFOTTO’ DELLA RETE SULLO SGANGHERATO ABETE

La corrosiva ironia romana lo investì tempo 24 ore. Meme con l’albero che rispondeva a chi lo guardava “sarete belli voi”, con volate laiciste del tipo “non crede nel Natale manco lui”. Ancora Tweet su “Raggi sprecona assume un motivatore per aumentare l’autostima di Spelacchio”, e apici come il finto Osho che, in una foto di Raggi con papa Francesco, metteva in bocca del pontefice il commento: “Mica vorrai fa’ pure er presepe?” Proprio quella gragnuola di critiche, tra le quali persino una veglia funebre, unite all’agonia quotidiana del grande albero che, silenziosamente, perdeva sempre più aghi e forma, hanno trasformato l’antipatia iniziale in un’onda d’empatia collettiva che si è stretta intorno allo sgangherato abete. “E’ il più amato del mondo”, sostenne Raggi a più riprese, osservando il crescere del numero dei biglietti d’incoraggiamento che fiorivano sui rami del malcapitato da parte di romani e turisti. “Tra il nome e gli insulti, Spelacchio è l’albero più amato del mondo. Ha portato un più 10% di turismo a piazza Venezia”, azzardò anche la prima cittadina.

L’ADDIO ALLA CITTA’ E LA SUA SECONDA VITA

Anche l’addio alla città non fu senza colpi di scena: quando erano già partite le operazioni di smontaggio dell’abete rosso, dal Campidoglio arrivò l’ordine di riaddobbarlo. Il definitivo addio fu dato con piena ufficialità, alla presenza dell’assessora all’Ambiente Montanari, sotto una malinconica pioggia di fine festività. Spelacchio, tuttavia, non è mai morto: si è trasformato in una casetta per l’allattamento e in piccoli souvenir. Ci vorranno degli effetti veramente speciali per cancellarne l’imperitura memoria.

ASKANEWS | 29-11-2018 16:16

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