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Erika uccisa in Sardegna dal fidanzato "per il tavolo sporco"

Il fidanzato ha confessato, dopo 41 giorni: il giovane ha ammesso di aver colpito al collo la ragazza per una lite

Il tavolo sporco: se per chiunque una simile ragione non meriterebbe nulla di più rispetto a una mera osservazione, è bastata invece a decretare la fine – orribile – di Erika. “Sì, l’ho uccisa io. Stavamo litigando”, le parole spese da Dimitri Fricano, 30 anni, che ha confessato dopo 41 giorni. E’ stato lui a vibrare quelle coltellate a alla sua fidanzata, nella casetta in Sardegna dove entrambi stavano trascorrendo quella che sarebbe dovuta rivelarsi una vacanza splendida.

Dimitri ha preso un coltello e ha colpito Erika. La mattina del 12 giugno, come racconta l’agenzia ANSA, vuole uscire per comperare le sigarette. “Erika – ha detto ieri ai propri avvocati – mi ha rimproverato: il tavolo è sporco, ci sono delle briciole, sei il solito fannullone”. Poi l’esplosione di violenza. I carabinieri troveranno mobili rovesciati, ciocche di capelli sul pavimento, Dimitri con una ferita alla testa (“lei mi ha colpito con un fermacarte in pietra”) ed Erika a terra, il collo trafitto da un coltello per tagliare il pane.

I tempi, per gli investigatori, sono facili da ricostruire: alle 11 la ragazza manda un sms alla madre, “Tutto bene – baci”, alle 11:18 arriva la prima ambulanza. Per i genitori di Erika, Fabrizio Preti e Tiziana Sulman, è dolore che si aggiunge a dolore. “Dimitri per noi era come un figlio. Abbiamo sperato fino all’ultimo che fosse innocente. Ma ora vogliamo capire come sono andate le cose. No, la versione della lite non ci convince. Non possiamo credere che la causa di tutto siano state due briciole sul tavolo”.

Dimitri, dopo la confessione resa a Biella nello studio dell’avvocato Alessandra Guardini in collegamento video con un altro legale, il sardo Roberto Onida, è in stato di fermo. Sarà interrogato da un gip nella città piemontese. Poi il fascicolo verrà trasmesso alla procura di Nuoro, competente per territorio. La sua versione è parsa poco attendibile, fin da principio. Subito dopo, erano cominciate le indagini parallele degli avvocati delle due famiglie, con il sopralluogo nella villetta di San Teodoro da parte di un ex generale dell’Arma, Luciano Garofalo, già comandante del Ris, e il lavoro discreto ma costante di un investigatore privato, Nicola Santimone.

Il trentenne, che era seguito da una psicologa di Ivrea, Daniela Ponzetti, alla fine è crollato. Il peso era diventato insopportabile. La mamma, Simonetta, la prima a rendersene conto e a interpellare gli avvocati. “In accordo con i genitori di Dimitri – commenta l’avvocato Guardini dopo avere accompagnato il giovane in procura a Biella – il nostro obiettivo è sempre stato quello di arrivare alla verità, qualunque potesse essere. Questo anche nel rispetto di Erika e della sua famiglia, che non dovrà attendere per avere giustizia”. Costernata Raffaella Molino, sindaco di Pratolungo (Biella), il paesino di Erika. “Noi le volevamo bene. Tutti. Era una bravissima ragazza. E adesso è come se fosse stata uccisa per la seconda volta”.

VIRGILIO NOTIZIE | 24-07-2017 10:43

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