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Che aria tira nelle città? Brescia soffoca mentre Roma sprofonda

Molte ombre e qualche luce nell'ultimo Rapporto dell'Ispra sulla qualità dell'ambiente e del territorio nelle città italiane

Smog, voragini, frane: resta preoccupante, benché nella media appaia in lieve miglioramento, l’aria che tira nelle città italiane. Presenta ancora più ombre che luci il quadro sulla situazione ambientale urbana, disegnato dal Rapporto 2018 ISPRA-SNPA sulla base dei più recenti dati disponibili. Innanzitutto, l’inquinamento da polveri sottili: in ben 19 città i valori di PM10 sono risultati oltre la norma, e la non invidiabile posizione di capofila in questa classifica è Brescia, che li ha superati ben 87 volte nel corso dell’anno 2017. Torino e Lodi si piazzano al secondo posto: 69 volte. Virtuosa, invece, è Viterbo che mai, neppure una volta, ha oltrepassato il limite. Nel complesso, comunque, non manca qualche nota positiva: il trend delle concentrazioni di PM10, PM2,5 e NO2 è  in diminuzione. In particolare, viene registrata una significativa tendenza alla riduzione dei livelli di emissione di PM10 primario, quello direttamente emesso principalmente dal riscaldamento domestico e dai trasporti, ma anche dalle industrie e da alcuni fenomeni naturali, che si riduce del 19% in 10 anni (dal 2005 al 2015).

Le frane e le alluvioni

C’è poi il pericolo frane e alluvioni: il 3,6% delle città, dove risiedono quasi 190mila abitanti, rientra nelle classi a maggiore pericolosità per frane. I Comuni con più abitanti a rischio frana sono: Napoli, Genova, Catanzaro, Chieti, Massa e Palermo. Negli stessi territori anche la probabilità di alluvione è superiore alla media nazionale: la percentuale di aree a “pericolosità media P2” (tempo di ritorno tra 100 e 200 anni) è pari al 17% del territorio dei 120 comuni, mentre il dato nazionale si attesta all’8,4%. Inoltre, la popolazione a rischio alluvioni nelle stesse aree (2.195.485 abitanti) è pari al 12% dei residenti a fronte di un dato nazionale del 10,4%. Sono 14 i Comuni con oltre 50.000 abitanti e 7 le Città metropolitane con più di 100.000 abitanti a rischio alluvione.

Roma e il primato delle buche

Altro aspetto che influisce non poco sulla qualità ambientale urbana, e quindi sulla vita dei cittadini, è quello dei cosiddetti “sinkholes”, i fenomeni di sprofondamento, quelle buche (e spesso voragini) che si aprono all’improvviso nelle strade e per le quali soprattutto Roma è tristemente famosa. La Capitale infatti non si smentisce e guida la relativa classifica: solo negli ultimi 10 mesi del 2018 si registrano ben 136 voragini nella Città Eterna. Nel complesso dei 120 Comuni presi in esame, dal 1960 ad agosto 2018, si contano 2.777 sinkholes dei quali – oltre a quelli romani – 562 a Napoli,150 a Cagliari, e 72 casi a Palermo.

Tendenzialmente sono le città del Centro-Sud Italia quelle maggiormente interessate dal fenomeno che risulta contenuto, invece, nel Nord Italia anche se si registra un aumento dei casi.

E’ buono lo stato delle acque italiane

Dulcis in fundo, sono abbastanza confortanti le rilevazioni sullo stato chimico delle acque: il 40% delle città ha tutti i corpi idrici nel proprio territorio in stato “buono” e solo il 13% in stato “non buono”. In particolare, i pesticidi nelle acque superficiali rivelano concentrazioni superiori ai limiti normativi in 24 comuni sui 65 esaminati, mentre per le acque sotterranee soltanto il 7,3% dei punti presenta concentrazioni sopra ai limiti consentiti.  Quanto alle acque di balneazione italiane (marine, lacustri e fluviali) il 95% si classifica nel 2017 in classe eccellente e buona, mentre l’1% rimane in classe scarsa.

ASKANEWS | 19-12-2018 15:22

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