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Caso Raggi, si riapre il processo sulle nomine

 I magistrati Paolo Ielo e Francesco Dall'Oli hanno presentato ricorso in appello per ribaltare la sentenza.

Si riapre il caso delle nomine per la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, che era stata indagata per falso in atto pubblico perché avrebbe mentito sulla nomina di Renato Marra, fratello dell’allora capo del personale, a capo della Direzione turismo del Campidoglio.

Secondo quanto riporta l'”Espresso”, ieri i magistrati che in primis l’hanno portata a processo, Paolo Ielo e Francesco Dall’Oli, hanno presentato il ricorso in appello per ribaltare la sentenza di non colpevolezza emessa in primo grado dal tribunale di Roma.

Secondo i due magistrati, le ragioni della scelta del giudice Roberto Ranazzi non sarebbero abbastanza convincenti. Il caso si baserebbe tutto su una dichiarazione fatta dalla sindaca Raggi all’Anticorruzione del Campidoglio, in cui dichiarava che “Raffaele Marra non ha partecipato alla fase istruttoria dell’interpello per le nomine da dirigente amministrativo”. Questo è stato accertato non essere vero. La sindaca in aula si era difesa dicendo che lei stessa era stata vittima di un raggiro perpetrato dai due fratelli.

Secondo quanto ripreso dal giudice, la candidatura di Marra “era stata pianificata dai due fratelli molti mesi prima, già dalla prima metà di luglio 2016, quale alternativa al diniego della sindaca per la nomina di Renato Marra come il capo o vicecapo della polizia locale di Roma capitale”. Per il magistrato, i Marra “hanno operato al fine di eludere il predetto diniego della Raggi strumentalizzando l’assessore Meloni, con cui Renato Marra (su consiglio del fratello), in qualità di responsabile del Gruppo sicurezza sociale urbana (Gssu), aveva opportunamente intrapreso una fattiva collaborazione nella lotta all’abusivismo commerciale”. Il reato quindi non sussisterebbe perché manca il dolo, ovvero la sindaca non avrebbe motivo per compiere un falso in atto pubblico.

Non sono d’accordo Ielo e Dall’Oli, che credono la sindaca di Roma abbia mentito consapevolmente. I motivi sarebbero due: proteggere il suo ex braccio destro, fratello di Marra, e per difendere se stessa dall’espulsione dal partito in caso di condanna. Dicendo di non essere stata a conoscenza dei fatti, la Raggi ha evitato quindi un’indagine penale, che l’avrebbe portata a dare le dimissioni dal M5S con il solo avviso di garanzia.

Secondo il giudice Ranazzi, il “codice etico del M5S vigente” non prevede in automatico le dimissioni dal partito e dalla carica di sindaco in quel caso. Per i magistrati però, basterebbe l’avviso di garanzia a creare alla Raggi un rischio politico tale da spingerla a mentire sotto giuramento. Di fatto, con il ricorso di appello appena presentato, il processo ripartirà da capo.

 

VIRGILIO NOTIZIE | 05-06-2019 14:31

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