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La Camera boccia il taglio dell'Iva sugli assorbenti

Si proponeva di abbassarla dal 22 al 5%. Nel resto d'Europa la tassa è sensibilmente inferiore

In Italia gli assorbenti rimangono considerati beni di lusso, da tassare con l’Iva al 22%. La Camera ha respinto, infatti, l’emendamento che era stato presentato dal Pd alla proposta di legge sulle semplificazioni fiscali, in base al quale si sarebbe scesi al 5%. Come sottolinea Il Fatto Quotidiano, dall’introduzione del 1973, l’Iva sugli assorbenti (ma anche sui pannolini in generale) è cresciuta sino alla soglia attuale, sempre alla stregua di tutti i prodotti di cui si potrebbe fare a meno. Il rasoio da barba, invece, è tassato al 4%, aliquota dei beni primari. Sono 21 milioni, come riferito dal Corriere della Sera, le donne che ogni mese acquistano il “prodotto di lusso”.

Come spiega TGCom24, secondo i calcoli della Ragioneria di Stato, riferiti dalla presidente della commissione Bilancio Carla Ruocco (M5S), un taglio al 10% sarebbe costato 212 milioni, uno al 5% oltre 300. Tuttavia nel resto d’Europa l’imposta sugli assorbenti è molto più bassa: la Francia l’ha portata dal 20 al 5,5%, il Regno Unito dal 17,5 al 5,5%, in Olanda si colloca al 6%, l’Irlanda, addirittura, la ha azzerata. Il Fatto Quotidiano, in un approfondimento del dicembre 2018, sottolineava come il primo paese del mondo ad agire per calmierare il prezzo degli assorbenti sia stato il Kenya, dove le ragazze, durante il ciclo, non frequentavano la scuola, avviando la riforma nel lontano 2004, per arrivare, nel 2011, alla distribuzione gratuita proprio nelle scuole.

“I 5stelle hanno perso l’ennesima occasione per dimostrarsi autentici e non virtuali difensori delle pari opportunità”, è il commento della deputata Pd Enza Bruno Bossio, riportato da Repubblica. L’edizione on line del quotidiano romano ricorda che, già in autunno, la proposta di ridurre l’Iva sugli assorbenti era stata respinta su parere della vice ministra Laura Castelli, che escludeva la riduzione “a causa del rischio di sanzione da parte dell’Europa”: una circostanza, prosegue Repubblica, smentita dalla Commissione Europea, contattata dalla trasmissione “Report”.

Ruocco, dalle colonne del Giornale, motiva il voto contrario con ragioni meramente di cassa, rimandando ad una successiva riflessione: “L’emendamento – dice – riporta una copertura di soli 5 milioni, quindi è evidente che non sia possibile venire incontro alle richieste. Ribadisco che in altri provvedimenti già in esame potremo approfondire, sulla base di una giusta e corretta quantificazione che la Ragioneria adesso ha fornito”.  Sempre dal Giornale, incalza la dem Chiara Gribaudo: “Perché aspettare la discussione del senato, se alla Camera oggi si parla di fiscalità e aiuti alle famiglie? Questa è la sede per garantire alle donne di pagare equamente un bene di prima necessità. Il ciclo non è un lusso“. 

VirgilioNotizie | 14-05-2019 19:43

assorbenti Fonte foto: IStock
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