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Bari, figlio di due mamme: il Viminale contro l'atto di nascita

Il ministero dell'Interno contro l'atto di nascita del figlio di due donne a Bari

Il ministero dell’Interno si è opposto alla trascrizione dell’atto di nascita in Italia di un bambino figlio di due donne, una italiana e una britannica, registrato presso il Comune di Bari. Secondo quanto riportato dall’Ansa, il bambino è nato nel Regno Unito da madre britannica, unita civilmente con una donna italiana.

Le due donne, residenti a Bari, avevano chiesto la trascrizione dell’atto di nascita presso l’anagrafe comunale, con il riconoscimento della cittadinanza italiana al bambino. Il Comune di Bari ha accolto la richiesta e il bambino è stato registrato come cittadino italiano e figlio di due mamme. Di fatto un riconoscimento amministrativo della cosiddetta “stepchild adoption”, secondo la quale la persona unita civilmente al genitore di un bambino diventa anch’essa genitore dello stesso. Pur non essendo prevista dalla legge.

In un primo momento, la Procura di Bari aveva chiesto la cancellazione della trascrizione dell’atto di nascita del bambino, ma successivamente ha ritirato la richiesta.

Figlio di due donne: perché non è italiano secondo il ministero dell’Interno

Non si è tirato indietro, invece, il ministero dell’Interno, che tramite l’Avvocatura dello Stato ha deciso di impugnare la trascrizione dell’atto di nascita del figlio di due mamme. Secondo la motivazione del ricorso del Viminale, “la cittadinanza italiana si acquista iure sanguinis, per nascita da padre o da madre cittadini
italiani” – riporta l’Ansa – quindi un bambino partorito all’estero da madre straniera, anche se unita civilmente con una donna italiana, non può ottenere la cittadinanza ed essere iscritto nell’anagrafe dei cittadini italiani. Perché “l’unione civile fra la cittadina britannica e la cittadina italiana che risulta indicata come ‘altro genitore’ non può comportare, nonostante la trascrizione in Italia, l’equiparazione di quest’ultima al padre”. Dunque il bambino “non può considerarsi italiano per non avere alcun legame di sangue con un cittadino italiano”. Il ministero dell’Interno ha sottolineato che la legge italiana sulle unioni civili (legge n.76/2016) non regola la filiazione.

La decisione spetta ora al Tribunale di Bari. Nel procedimento si sono costituiti il Comune di Bari, che difende la validità della trascrizione dell’atto, e l’avvocatura per i diritti Lgbti, sulla stessa posizione.

Secondo il segretario della Lega in Puglia, Andrea Caroppo, citato dall’Ansa, “il Comune di Bari ha attestato una
circostanza non vera e impossibile, ovvero che un bambino sarebbe nato da due donne. Benissimo, dunque, ha fatto oggi il ministero dell’Interno ad opporsi a questo capriccio ideologico ai danni di quel bambino: il Tribunale non lo consenta”.

La vicenda risale a oltre un paio di anni fa, quando le due donne unite civilmente iniziarono l’iter burocratico per ottenere la trascrizione dell’atto di nascita del figlio presso il Comune di Bari, con richieste tramite le Ambasciate e ricorsi amministrativi e giudiziari.

VirgilioNotizie | 03-04-2019 11:24

viminale Fonte foto: Ansa
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