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Test rapidi, no della Lombardia: dalle 'Iene' pesanti accuse

Molte regioni stanno usando i test pungidito che danno una risposta in quindici minuti. Non la Lombardia

La fase 2 è partita da oltre una settimana e  con essa i test sierologici per mappare l’andamento dell’epidemia e trovare gli asintomatici. Molte regioni hanno iniziato ad usare il test rapido ‘pungidito’ che consiste nel prelevare una goccia di sangue con un piccolo ago. E che fornisce una risposta in una quindicina di minuti. Tra queste non c’è la Lombardia: la regione d’Italia più colpita dall’epidemia ha deciso di non puntare sui test rapidi ma sul tradizionale prelievo di sangue, più lento e più costoso.

La decisione della Regione Lombardia è arrivata a fine marzo, sulla base di presunti dubbi sull’efficacia dei test sierologici rapidi. Nonostante la diversa opinione di diversi esperti. L’epidemiologo Massimo Galli, intervistato da “Le Iene”, ha commentato così la posizione assunta dalla Lombardia: “Ci vogliamo rendere conto che un atteggiamento ostile e preconcetto, in tempo di guerra, per l’utilizzazione dei test rapidi, è assurdo al limite dell’ingiustificabile?”.

Secondo Galli l’attendibilità dei test rapidi “è decisamente sopra il 93-94-95%. Questi test servono per scremare chi ancora butta fuori virus e chi non lo butta fuori più, scusate se è poco… Tra i 10 e i 12 minuti si ha la risposta e questo è l’altro grande punto di forza. E poi il costo di un test pungidito è dieci volte inferiore a quello di un test con la puntura del braccio”.

La decisione della Lombardia sarebbe stata presa sulla base di uno studio dell’ospedale San Matteo di Pavia firmato dal dottor Fausto Baldanti, membro del comitato scientifico regionale. L’analisi, condotta sui test pungidito fatti ai pazienti arrivati al pronto soccorso, parla di una attendibilità inferiore al 20%.

Salvatore De Rosa, dirigente di Technogenetics, l’azienda che realizza i test rapidi, ha spiegato a “Le Iene” che lo studio di Pavia “partiva da un presupposto non corretto, perché andava a valutare i pazienti non al decimo, al 12esimo, al 14esimo giorno, ma lo faceva immediatamente, all’arrivo in pronto soccorso. La scienza insegna che per fare avere validità a un test sierologico devono essere passati almeno 7-8 giorni dal contagio”.

La Lombardia, in collaborazione con il San Matteo di Pavia, sta puntando ad un test sierologico che usa il prelievo di sangue standard. La Regione ha già comprato, senza gara, 500mila kit, per un valore di 2 milioni di euro.

Recentemente è stato reso pubblico il contratto tra il San Matteo e la Diasorin, l’azienda farmaceutica che produre il kit a prelievo: in base all’accordo l’azienda corrisponderà alla fondazione del San Matteo una rojalty al tasso dell’1% sul prezzo netto di ciascun kit venduto. Dopo che l’accordo è stato reso noto, Baldanti si è dimesso dal comitato scientifico regionale.

VirgilioNotizie | 13-05-2020 11:20

test-seriologici-covid-1 Fonte foto: Ansa
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