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Taranto, tir in sciopero davanti all'Eni: rifornimenti a rischio, primi distributori a secco di carburante

Lo sciopero degli autotrasportatori locali davanti alla raffineria Eni di Taranto prosegue ormai da giorni: la benzina nei distributori inizia a scarseggiare

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Non si ferma la protesta degli autotrasportatori ionici di fronte alla raffineria Eni di Taranto, sulla statale 106. Lo sciopero, iniziato all’alba del primo giorno di settembre, sta avendo conseguenze significative sul rifornimento di carburante ai distributori.

E non sta mettendo in crisi solo gli automobilisti, ma anche l’intera filiera dell’agricoltura. Per la mobilitazione si sono fermati oltre cinquanta mezzi appartenenti agli iscritti alla Cooperativa autisti trasportatori (CDat): ormai da cinque giorni presidiano i varchi di accesso dell’impianto Eni.

Taranto, la benzina inizia a scarseggiare

Come riportato dal ‘Corriere della Sera’, nelle ultime ore già diverse stazioni della provincia di Taranto hanno affisso cartelli di “tutto esaurito”.

taranto sciopero tir carburanteFonte foto: 123RF
A causa dello sciopero la benzina nei distributori di Taranto inizia a mancare

La conferma è arrivata da Coldiretti Puglia, che ha riferito del progressivo esaurimento delle colonnine per i rifornimenti di gasolio. E in tutto questo continua a pesare e a preoccupare anche il caro carburante. “Le spese di trasporto sono cresciute – ha evidenziato l’associazione di rappresentanza – e l’85% delle merci viaggia su gomma”.

“In Puglia il settore si conferma tra l’altro il più energivoro ed è caratterizzato da un largo utilizzo di combustibili liquidi che coprono il 93,9% dei consumi”, ha precisato Coldiretti, facendo notare come i rincari stiano rimbalzando su tutta la filiera agroalimentare.

Il motivo dello sciopero

Lo sciopero degli autotrasportatori di Taranto è scattato in seguito alla riassegnazione dell’appalto alla ditta genovese ‘G&A’. La società ha già precisato che all’indotto locale è garantito almeno il 50 per cento del servizio.

Tuttavia i lavoratori in agitazione sono usciti dal consorzio CTCT (Consorzio Trasporti Carburanti Taranto) con cui è stato rinnovato il rapporto di sub-vezione.

Francesco Rizzo, coordinatore provinciale di Usb, ha dichiarato attraverso una nota che “dopo anni in cui l’appalto rete ed extrarete è stato affidato direttamente, da parte di Eni, sempre alla stessa ditta genovese, la G&A, si è proceduto a una gara quantomeno strana, in cui a vincere è stata nuovamente la stessa società”.

La principale accusa è quella di aver deciso di impiegare “autotrasportatori che provengono da fuori Taranto e di lasciare a casa quelli del territorio che da tanti anni si occupano del servizio”.

Come spiegato dal sindacato, in discussione ci sono decine e decine di posti di lavoro di piccoli autotrasportatori che da anni sono inseriti all’interno dell’appalto della raffineria.

Se lo sciopero dovesse prolungarsi ulteriormente, la situazione legata ai rifornimenti potrebbe andare a complicarsi in maniera drastica. Mercoledì 7 settembre le parti in causa si dovrebbero confrontare in Prefettura per cercare di trovare un accordo.

La posizione di Eni

In seguito alla mobilitazione degli autotrasportatori locali, Eni ha fatto sapere con una nota stampa che “ribadisce e conferma il proprio impegno al fine di garantire i servizi di autotrasporto con l’attuazione di meccanismi di salvaguardia in merito alle ricadute sull’indotto locale”.

“Il recente appalto, assegnato agli stessi due fornitori che da tempo effettuano il servizio – ha spiegato la multinazionale – prevede il ricorso a una quota pari al 50% di trasportatori locali, così come in passato”.

Nel comunicato è stata ribadita la volontà di garantire continuità e vigilanza “affinché i requisiti contrattuali siano rispettati sulla base degli standard imposti”.

 

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