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Superbonus, tutte le modifiche: per chi scende al 90% e quali sono le scadenze per condomini e case private

Stretta del governo sugli incentivi per l’efficientamento energetico: come cambierà la norma nel 2023 e quali sono i rischi per i lavori già avviati

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Dopo l’avvenuta approvazione in Consiglio dei ministri e la firma del presidente della Repubblica, la prima legge di Bilancio realizzata dal governo di Giorgia Meloni si appresta ad essere discussa in Parlamento. Il via libera definitivo da parte dell’Aula dovrà arrivare entro il prossimo 31 dicembre: il calendario delle discussioni è già fitto di impegni e i tanti emendamenti presentati sia dalla maggioranza che dall’opposizione rischiano di ostacolare il percorso, costringendo gli eletti a lavorare anche durante i giorni di festa.

Nel caso in cui Camera e Senato non dovessero riuscire a rispettare la scadenza, sul nostro Paese calerebbe lo spettro dell’esercizio provvisorio. In sostanza, verrebbe meno buona parte della nostra credibilità agli occhi dell’Unione europea e degli investitori internazionali: uno Stato che non riesce a prevedere le spese per il prossimo anno non può dare garanzie sulla tenuta dei conti pubblici.

Superbonus, come cambia nel 2023: la scelta del governo per recuperare fondi pubblici

Per l’esecutivo la corsa contro il tempo arriva dopo un periodo di grande incertezza sulle misure che sarebbero confluite nel testo ufficiale della manovra. La ragione principale è la mancanza di fondi necessari per sostenerle: dei circa 37 miliardi di euro di cui si compone il decreto, oltre 21 sono destinati a famiglie e imprese per far fronte al caro bollette. L’emergenza energetica ha messo in ginocchio migliaia di contribuenti e centinaia di aziende, costringendo il governo a prorogare anche per il 2023 tutte le agevolazioni già introdotte in precedenza.

Oltre ai 16 miliardi rimanenti, l’esecutivo punta a recuperare altri soldi tramite il ridimensionamento di alcune voci di spesa ritenute non in linea con le esigenze del prossimo futuro. Tra queste, la prima della lista è quella che riguarda il Superbonus 110%: già durante la campagna elettorale, i partiti di centrodestra avevano ribadito in maniera chiara la volontà di ridurre gli stanziamenti per i lavori di efficientamento energetico degli edifici.

Superbonus, come cambia nel 2023: quanto ha speso lo Stato dal 2020 ad oggi

Quella del nuovo governo viene vista come una scelta in controtendenza rispetto a quanto fatto dal predecessore Mario Draghi, che durante il suo mandato a Palazzo Chigi ha sempre confermato tutte le coperture previste dal testo originario del 2020.

In particolare, in quasi due anni di tempo, i due esecutivi che si sono succeduti (prima quello di Giuseppe Conte, poi quello guidato dall’ex capo della Bce) hanno messo sul piatto un maxi incentivo il cui valore ha raggiunto la soglia di 33,3 miliardi di euro.

Superbonus, come cambia nel 2023: l’aumento della spesa rispetto alle previsioni inziali

Ciononostante, il grande successo del Superbonus e le migliaia di adesioni in tutta Italia hanno fatto lievitare notevolmente la portata complessiva del provvedimento. Infatti, rispetto alle cifre iniziali, le detrazioni a carico dello Stato previste a fine lavori ammontano a circa 60,5 miliardi di euro, un valore superiore di oltre 27 miliardi.

A confermare le stime è arrivato di recente anche il report di Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile): secondo quanto riferito dall’ente, la mole mastodontica di lavori approvata nel solo 2022 vale ben 42,7 miliardi di euro.

Superbonus, come cambia nel 2023: le critiche del governo e l’attacco di Giorgia Meloni

Fin dai primi giorni di operatività, Giorgia Meloni ha espresso a chiare lettere il proprio parere sul Superbonus, giudicandolo sproporzionato rispetto alle possibilità dell’erario pubblico. Queste le parole pronunciate in conferenza stampa a seguito del primo Consiglio dei ministri di inizio novembre: “Voglio dire con grande sincerità quello che penso: il Superbonus nasceva meritoriamente come misura per aiutare l’economia, ma il modo in cui è stato realizzato ha creato molti problemi“.

Fonte foto: ANSA

“A chi diceva che si poteva ristrutturare gratuitamente la propria abitazione – ha proseguito la leader di Fratelli d’Italia – ricordo che il Superbonus ha creato un buco di decine di miliardi di euro nelle casse dello Stato. Diciamo che questo concetto di gratuità è piuttosto bizzarro e non mi appartiene. D’ora in avanti non potremo più permettercelo”.

Superbonus, come cambia nel 2023: le nuove regole per villette e case private

E così la premier e i ministri hanno deciso di tagliare le spese previste per il Superbonus già a partire dal 2023. In attesa delle modifiche definitive che verranno approvate in Parlamento, l’unica certezza è che per i lavori iniziati dal prossimo 1° gennaio la percentuale di detrazione passa dal 110% al 90%. Questo varrà per tutte le tipologie di interventi, quindi sia per le case private che per i condomini. Al momento sono confermate anche le successive riduzioni al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025.

Per quanto riguarda le residenze unifamiliari, nel nuovo anno ci saranno anche due ulteriori requisiti da considerare: infatti, la detrazione al 90% verrà concessa fino al 31 dicembre 2023 solo se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale del contribuente e solo per coloro che dichiarano un reddito di riferimento inferiore ai 15mila euro annui. Inoltre, l’agevolazione sarà valida solo per i lavori conclusi entro il 31 marzo 2023 e per cui era stata data comunicazione entro lo scorso 30 settembre.

Superbonus, come cambia nel 2023: cosa cambia per i condomini

La questione diventa ancora più complicata per quando riguarda i condomini. Qui la deadline per mantenere lo sconto del 100% era quella del 25 novembre scorso, data entro cui andavano assolti due diversi obblighi previsti per legge:

  • aver deliberato il via libera dei lavori in sede di assemblea condominiale;
  • aver presentato al comune competente la Cila (ossia la Comunicazione di inizio lavori) oppure, in alternativa, aver presentato l’istanza per l’ottenimento del permesso per gli interventi di demolizione e ricostruzione.

Per i condomini che non hanno fatto in tempo a presentare la comunicazione, nel 2023 l’agevolazione scenderà al 90%. Ed è in questo passaggio che si inseriscono i problemi maggiori per il governo. Infatti stiamo parlando di opere che spesso richiedono esborsi molto ingenti: i 20 punti percentuali di differenza tra pre e post 25 novembre possono arrivare a valere anche decine di migliaia di euro, che finirebbero per dover essere pagati dai residenti del condominio, mettendo così a rischio il prosieguo dei lavori. Per questo sono diversi gli emendamenti depositati (anche dai parlamentari di centrodestra) che chiedono lo spostamento della deadline almeno a fine anno.

Fonte foto: ANSA
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