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L'assassino di Stefano Leo non era capace di intedere e di volere

Nuove rivelazioni al perito della Difesa: Said Mechaquat avrebbe ucciso Stefano Leo per punire la città di Torino

Svolte sul caso Stefano Leo, ucciso sul lungopò torinese la mattina del 23 febbraio da Said Mechaquat. Il professore Enzo Giovanni Bosco, il consulente nominato dall’avvocato difensore Basilio Foti, ha effettuato alcuni colloqui in carcere con il giovane marocchino. Concludendo che sarebbe stato incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio.

Said Mechaquat, che inizialmente aveva dichiarato agli inquirenti di aver ucciso il 33enne perché non sopportava la sua felicità, avrebbe confidato allo psichiatra di aver ucciso Stefano Leo per “punire la città di Torino“, come riporta il Corriere della Sera. Che identificherebbe con gli assistenti sociali, che lo hanno tenuto lontano dal figlio dopo la separazione con la moglie.

L’uomo avrebbe poi raccontato di come la sua vita sia peggiorata dopo la perdita del lavoro e della casa: “Ho fatto uso di hashish per molto tempo, ho provato anche la cocaina. Ma ho smesso quando mi sono reso conto che gli assistenti sociali non mi avrebbero permesso di vedere mio figlio“. I pm Enzo Bucarelli e Ciro Santoriello, prima di chiudere l’inchiesta, potrebbero richiedere una perizia psichiatrica non di parte.

VirgilioNotizie | 17-07-2019 13:47

assassino-stefano-leo-incapace-intendere-volere Fonte foto: ANSA
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