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Spaccatura nel M5S, il piano B per la fuga di Di Maio

Vento di scissione in casa pentastellata, c'è l'ipotesi dell'addio del ministro degli Esteri

Il Movimento 5 Stelle è in difficoltà, lo hanno ammesso a più riprese sia Luigi Di Maio sia il presidente della Camera Roberto Fico che, prima del voto per la decisione sulle prossime regionali in Emilia e Calabria, speravano in un momento di riflessione per ritrovare la serenità nel partito. Ma il risultato sulla piattaforma Rousseau non ha fatto altro che dividere sempre più i pentastellati e, di conseguenza, ha messo a serio rischio l’alleanza di governo col Partito Democratico.

I 5S, secondo gli ultimi sondaggi, continuano a perdere voti e consensi rispetto al boom delle elezioni politiche del 2018. Dal quasi 33% si è passati al 16-17%, un dimezzamento dovuto al cambio voto di molti elettori che sono migrati verso la Lega. Lo stesso Salvini, sfruttando la crisi del Movimento, aveva invitato più volte i pentiti pentastellati a votare il Carroccio in segno di cambiamento.

Il dito è puntato contro Luigi Di Maio che, secondo gli elettori, è colpevole di aver stretto alleanza col Pd con il conseguente calo dei consensi. Secondo quanto riportato da Investireoggi, però, l’attuale leader del Movimento 5 Stelle starebbe prendendo in considerazione due opzioni: cavalcare le posizioni più progressiste per cercare di drenare consensi al PD o riposizionarsi a destra, facendo da contraltare a Zingaretti.

Nonostante la presa di posizione di Beppe Grillo sul ruolo di Di Maio, il ministro degli Esteri starebbe optando di virare a destra. Secondo Giuseppe Timpone infatti l’ex vicepremier del primo esecutivo Conte coltiva il probabile piano B, l’addio al Movimento 5 Stelle e la guida di una corrente ristretta di parlamentari ed elettori delusi con l’obiettivo di creare un soggetto politico più incline alle posizioni di centro/destra, magari alleato della Lega in un governo che verrà.

Ipotesi per un nuovo asse politico che si verrebbe a creare da una scissione del Movimento che, sin dal principio si è sempre definito un “cane da guardia in parlamento” con molta eterogeneità dei componenti. Un partito “né di destra né di sinistra” che oggi, però, rischia di vedere nell’eterogeneità una minaccia scissionista.

VIRGILIO NOTIZIE | 23-11-2019 18:44

dimaio Fonte foto: Ansa
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