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Smart working prorogato al 30 giugno 2022 per alcune categorie. Cosa succede dopo

Smart working prorogato fino al 30 giugno, secondo le modalità previste ora. Ma il nuovo disegno di legge potrebbe cambiare tutto

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Il nuovo decreto Covid approvato il 17 marzo dal Consiglio dei ministri e presentato dal premier Draghi introduce alcune novità in materia di smart working nel privato. La modalità di lavoro agile, ritenuta necessaria durante la pandemia e i lockdown per evitare il sovraffollarsi di uffici e mezzi pubblici, potrà essere conservata, così com’è concepita ora, fino al 30 giugno 2022.

Smart working prolungato fino al 30 giugno: le regole del decreto

Lo smart working non terminerà dunque allo scadere dello stato di emergenza previsto per il 31 marzo. Il 30 giugno sarà il termine entro il quale i lavoratori nel settore privato potranno svolgere la propria attività da remoto senza l’accordo individuale tra datore e lavoratore.

La proroga vale anche per i lavoratori fragili.

Decreto Covid, tutte le novità

Ecco tutte le novità del decreto:

Disegno legge sullo smart working, cosa prevede e quando sarà approvato

Dopo il 30 giugno, è possibile che la modalità di lavoro agile venga regolamentata in una forma più definitiva. La Commissione Lavoro della Camera ha infatti raggiunto un accordo sul disegno di legge per lo smart working, che al suo interno accoglie proposte e indicazioni fornite dai partiti di maggioranza e opposizione.

I tempi per l’approvazione del disegno di legge sullo smart working, da parte del Parlamento, coincidono con quelli dell’attuale legislatura: dunque l’iter parlamentare dovrà raggiungere una conclusione entro il 2023.

Per smart working, precisa il testo, si intende l’attività lavorativa svolta al di fuori dell’ufficio per almeno il 30% del tempo. Se il lavoro si svolge per una percentuale inferiore di tempo, non occorrono gli accordi individuali.

Ecco cosa contiene il disegno di legge che, previa approvazione del Parlamento, potrebbe introdurre alcune novità per l’adozione del modello di lavoro agile.

Disegno legge sullo smart working: come cambia l’accordo individuale

Un punto cruciale riguarda il ruolo dell’accordo individuale. Al momento, secondo la legge 81 del 2017 applicata durante la pandemia, per lavorare da remoto è sufficiente un accordo tra lavoratore e azienda; il disegno di legge invece prevede che oltre all’accordo individuale sia necessario anche adeguarsi ai contratti nazionali di categoria, soprattutto per quanto riguarda genitori, caregiver e persone fragili.

Il disegno di legge prevede che i contratti equiparino i lavoratori in smart working a quelli che lavorano in ufficio, in tema di trattamento economico e normativo, diritto alla salute, sicurezza sul lavoro, sviluppo delle opportunità di carriera e crescita retributiva, diritto alla formazione.

Disegno legge sullo smart working: il diritto alla disconnessione, reclusione da sei mesi a quattro anni per chi lo viola

Il diritto alla disconnessione rappresenta un altro punto cardine riproposto nel disegno di legge. In caso di violazione dello stesso, “si applicano le disposizioni di cui all’articolo 615-bis del Codice penale, salvo che il fatto costituisca più grave reato”. Tale articolo fa riferimento a una pena di reclusione da sei mesi a quattro anni.

Disegno legge sullo smart working: gli incentivi alle aziende

Infine, il disegno di legge prevede la riduzione dell’1% dei premi assicurativi Inail per le realtà lavorative che adottano lo smart working. Per coloro che effettuano investimenti in strumenti informatici di ultima generazione, per permettere le modalità di lavoro agile ai dipendenti, è previsto il riconoscimento di un credito di imposta.

Work Trend Index 2022, più della metà dei lavoratori danno priorità alla salute rispetto al lavoro

Secondo il report di Microsoft “Work Trend Index: Great Expectations: Making Work Work” del 2022, il 53% dei dipendenti sono più inclini a dare la priorità alla salute e al benessere rispetto al lavoro, in confronto al periodo pre-pandemia. Il 52% delle persone appartenenti alla Generazione Z, nate tra il 1995 e il 2010, sono più inclini a cambiare datori di lavoro, una percentuale che cresce del 3% ogni anno.

Sono dati significativi, che fotografano la percezione che i lavoratori hanno del lavoro in generale e dell’impatto che esso ha sulla propria vita. Qualcosa di cui i datori di lavoro, in futuro, dovranno tener conto sempre di più anche in relazione all’adozione del lavoro agile.

computer Fonte foto: 123rf
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