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Quali paesi fanno parte della Nato, chi la comanda, qual è il suo scopo

Che cos'è il principio della difesa collettiva e dove ha la sede l'organizzazione. L'Alleanza Atlantica e le (eventuali) prossime mosse di Putin

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

“Alla luce della situazione in Ucraina, è arrivato il momento che il Kosovo entri nella Nato“. Ha fatto notizia la richiesta della presidente kosovara Vjosa Osmani. L’appello è stato lanciato durante una conferenza stampa congiunta con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan e si spiega con il fatto che il Kosovo si considera la seconda linea di difesa della democrazia, dopo l’Ucraina.

Prima il Paese attualmente assediato dalle truppe russe, quindi, poi i Balcani, che sarebbero, nell’interpretazione di Osmani, l’obiettivo successivo dell’autocrate russo. Perché il Kosovo (e la Bosnia-Erzegovina) vuole accelerare il processo di adesione all’Alleanza Atlantica? Quali sono i vantaggi di essere un membro della Nato?

Ecco perché un’organizzazione la cui importanza era andata a scemare dopo la fine della Guerra Fredda è tornata immediatamente centrale nel dibattito pubblico, nelle richieste dei leader e nelle dinamiche che regolano la politica internazionale.

Cenni essenziali: che cos’è la Nato, chi la comanda, quando nasce e quanti paesi ne fanno parte

La North Atlantic Treaty Organization, in italiano Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (sigla, Nato) è un’organizzazione internazionale a scopo difensivo. Ha sede a Bruxelles, in un palazzo di recente costruzione inaugurato nel 2017 e attualmente conta 30 membri. Il segretario generale della Nato è lo svedese Jens Stoltenberg e l’organizzazione è basata sulla regola del consenso unanime.

Quali sono i membri dell’Alleanza Atlantica: chi sono i 12 fondatori e quali nazioni si sono aggiunte di recente

Si tratta di Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Ungheria.

Dodici i paesi fondatori: sono Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti. Le ultime nazioni a completare il processo di adesione sono state Macedonia del Nord (nel 2020), Montenegro (nel 2017), Albania e Croazia (nel 2009).

L’espansione della Nato a est: una minaccia per la Russia? Le scelte dell’Ungheria (nel 2008)

Dal 1998 a oggi l’espansione della Nato è proseguita verso est e fino al confine con la Russia (nel caso Estonia, Lettonia e Lituania di e una piccola parte della Norvegia). Putin ha giustificato l’invasione dell’Ucraina con la decisione, risalente al 2008, dell’Ucraina di diventare un membro dell’organizzazione.

Molti esperti hanno sottolineato che l’annessione dell’Ucraina alla Nato era tuttavia stata messa in pausa e non si sarebbe realizzata, perlomeno nel prossimo futuro. Piuttosto, il dossier del 2008 avrebbe rappresentato, a dire degli stessi osservatori, una scusa per il Cremlino per perseguire una guerra a est. C’è inoltre da sottolineare che l’adesione alla Nato è volontaria ed estesa a chiunque, come conseguenza della politica delle porte aperte, a patto si rispettino alcuni requisiti, ad esempio in termini di attività militari e politiche di difesa.

Mario Draghi a un vertice dell'Alleanza.Fonte foto: ANSA
Mario Draghi a un vertice dell’Alleanza.

Il processo di espansione della Nato a est è quindi stato richiesto proprio da Kiev, che dal 2008 ha lavorato ai target per l’ammissione. Alcuni osservatori notano come gli Stati Uniti, attraverso la Nato, perseguono i propri interessi, ma c’è da considerare anche l’attrattiva rappresentata dalle possibilità di sviluppo economico derivanti da un accordo con l’Occidente e dalle promesse di democrazia (che è un requisito indispensabile ad aprire una trattativa con l’Alleanza).

La risposta all’organizzazione militare occidentale dell’Urss, cosa era il Patto di Varsavia di che anno è

La Nato ha avuto un’importanza strategica fondamentale durante la Guerra Fredda. Nasce nel 1949 su impulso americano e in funzione antisovietica, quando era diffuso in parte dell’opinione pubblica e tra i leader del mondo il timore che l’Urss potesse non accontentarsi dei territori occupati alla fine della Seconda Guerra Mondiale e perseguire una strategia di espansione in direzione ovest.

Alla costituzione dell’Alleanza Atlantica, i russi risposero con il Patto di Varsavia, un’alleanza militare tra gli stati socialisti del blocco orientale, del 1955. Nello stesso anno era partita una corsa al riarmo e l’alleanza di stati occidentali aveva ammesso tra i membri la Repubblica Federale Tedesca, la Germania Ovest.

Del Patto di Varsavia faceva parte anche l’Ucraina. Mentre il Patto di Varsavia fu sciolto nel 1991, lo stesso anno del crollo dell’URSS, la Nato sopravvive ancora oggi. E nell’attuale contesto internazionale, anzi, la sua importanza appare rivalutata.

Che cos’è la difesa collettiva e in quale articolo del Trattato Nord Atlantico viene formulato

Il principio sul quale è incardinato tutto il funzionamento dell’Alleanza atlantica è espresso nell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile del 1949, che recita:

“Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”.

Nel trattato della Nato un principio della difesa collettiva

Si tratta a tutti gli effetti di un principio della difesa collettiva. In breve, se una delle nazioni aderenti alla Nato venisse attaccata, tutti i 30 membri sarebbero tenuti a offrire supporto, anche militare. A questo punto, appare chiaro lo scopo della presidente del Kosovo Vjosa Osmani. Nel timore che il Paese possa subire, da parte di Putin, lo stesso trattamento riservato all’Ucraina, il capo di stato intende assicurare al Paese balcanico lo scudo della Nato, nei tempi più stretti possibili.

Quale potrebbe essere il prossimo obiettivo del Cremlino? Il fattore Nato e le mosse di Mosca

Considerando che la Bielorussia di Alexander Lukashenko è alleata di Putin, come dimostrato dalla libero transito garantito alle truppe di Mosca per un attacco all’Ucraina da nord, le possibilità di espansione della Russia a Ovest sono poche, se si escludono i paesi Nato. E se uno di questi dovesse rientrare in ulteriori altri ed eventuali obiettivi del leader russo, gli impegni dell’articolo 5 potrebbero significare l’entrata in guerra di 30 paesi contro la Russia, compresi gli Stati Uniti e l’Italia.

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