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"Proteggevano la latitanza del boss" Messina Denaro, arrestati i fratelli Luppino: perquisizioni in corso

I carabinieri del Ros hanno arrestato i fratelli Luppino, i figli di Giovanni Luppino, accusati di aver protetto la latitanza di Matteo Messina Denaro

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L’accusa è quella di aver protetto la latitanza del boss, Matteo Messina Denaro, morto lo scorso 25 settembre 2023. Nella mattinata di martedì 13 febbraio le forze dell’ordine hanno arrestato i fratelli Antonino e Vincenzo Luppino, accusati di essere stati dei fiancheggiatori del “boss dei boss” di Cosa Nostra.

L’arresto

I carabinieri del Ros e del Comando Provinciale carabinieri di Trapani e i poliziotti del Servizio Centrale Operativo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.i.p. presso il Tribunale di Palermo, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, a carico dei fratelli Antonino e Vincenzo Luppino.

Sono entrambi indagati, secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos, per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravati dall’essere stati commessi al fine di avvantaggiare l’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra.

L’ipotesi di reato

L’attività investigativa, condotta nell’alveo delle indagini finalizzate a ricostruire la rete di fiancheggiatori che ha sostenuto l’allora latitante Messina Denaro Matteo, “ha permesso di raccogliere elementi investigativi che conducono ad ipotizzare che i due indagati, unitamente al padre Giovanni Salvatore Luppino (attualmente detenuto e sottoposto al giudizio abbreviato innanzi il Gup di Palermo), abbiano contribuito con le loro condotte al mantenimento delle funzioni di vertice del capo mafia castelvetranese.

I fratelli Luppino avrebbero fornito a Matteo Messina Denaro “una prolungata e variegata assistenza” durante la latitanza e “partecipato al riservato sistema di comunicazioni attivato in suo favore”.

Le indagini

Gli accertamenti sono stati svolti in maniera congiunta e coordinata dai Carabinieri del Ros, dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Trapani e dalla Polizia di Stato, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia.

messina_denaroFonte foto: ANSA

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro dopo l’arresto dai carabinieri del Ros

A “inchiodare” i fratelli Luppino, le analisi di tabulati telefonici e traffici di celle, la visione di immagini di videosorveglianza e le evidenze scientifiche genetiche e papillari.

Questi elementi hanno consentito di “acquisire gravi indizi in merito alle diversificate attività illecite svolte dai fratelli Luppino al fine di “proteggere” la latitanza del capo mafia trapanese”.

Sono attualmente in corso, nella mattinata odierna di martedì 13 febbraio, le perquisizioni nella provincia di Trapani, con il supporto di personale dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia” dell’Arma dei Carabinieri e dei Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato.

Secondo quanto emerso recentemente e citato dall’agenzia Ansa, Matteo Messina Denaro, interrogato il 7 luglio scorso dai pm palermitani, avrebbe parlato dei documenti falsi usati durante la latitanza, smentendo di esserseli procurati attraverso i suoi favoreggiatori trapanesi e indicando in un non ben precisato falsario romano la fonte delle sue carte di identità taroccate.

Matteo Messina Denaro arrestati fiancheggiatori Fonte foto: ANSA

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