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Programma, voto di fiducia e Cdm: le prossime mosse di Draghi

L'incognita fiducia nei Cinque Stelle dopo che Draghi avrà esposto il programma di governo alle Camere. Tutto quello che c'è da sapere

All’opposto rispetto allo stile comunicativo presenzialista di Giuseppe Conte, lo stesso che abbiamo potuto vedere declinato in numerose conferenze stampa trasmesse a reti unificate durante la pandemia, Mario Draghi sembra riservatissimo. Molto poco è trapelato del suo programma di governo e quasi tutto ciò che si conosce arriva dai retroscena pubblicati in questi giorni dai giornali e ricostruiti grazie alle parole di chi con il nuovo presidente del Consiglio ha avuto contatti personali.

Le conferenze stampa dell’ex presidente della Bce sono state brevi e stringatissime. Per non parlare dei profili social. Mentre “l’avvocato del popolo” segnava un record mondiale, un milione e 200mila “mi piace”, con il suo post di addio pubblicato su Facebook, sul fronte del nuovo esecutivo regnava il silenzio. Nulla su Twitter, né su Facebook, né (figuriamoci) su Instagram.

In un periodo in cui la comunicazione politica salta a piè pari l’intermediazione dei quotidiani, per “abbracciare” il popolo direttamente, Mario Draghi sembra non essere per nulla interessato ai social network. E la sua assenza dalle piattaforme ha avuto più risonanza di una valanga di post.

Nel quasi generale mutismo del premier e la sua squadra, cresce per compensazione l’attesa per i discorsi programmatici previsti al Senato e alla Camera, per mercoledì e giovedì rispettivamente. In Parlamento, Draghi dirà cosa intende realizzare e come, seguirà un voto di fiducia in ciascuna delle due assemblee che si annuncia non privo di sorprese.

Non sono passati sotto traccia i mal di pancia dei Cinque Stelle dopo la ripartizione dei ministeri. Al primo partito per numero di seggi sono stati assegnati 4 ministri, solo uno in più di Pd, Lega e Forza Italia. Inoltre molti sostenitori e parlamentari non hanno accettato la decisione di non accorpare le competenze del Mise e del super ministero della Transizione Ambientale. Diversi eletti ora minacciano la rivolta, al punto da costringere Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e detentore degli asset informatici del Movimento, a un appello all’astensione.

Altrettanto scontenti, ma più compatti, Lega e Forza Italia, almeno stando ai dietro le quinte e nonostante le dichiarazioni pubbliche dei leader. Soddisfatto il Pd, all’interno del quale però si è creata una fronda di elette contro una parità di genere tra le cariche di partito per adesso manifestata solo a livello di intenti.

Insomma, nonostante un consenso molto alto tra i cittadini, sono diversi i nodi che l’esecutivo dovrà sciogliere nei prossimi giorni. Quali le priorità del numero uno di Palazzo Chigi? Chi, tra deputati e senatori, voterà contro un insediamento che pure vede soltanto due partiti contrari, entrambi piccoli, tra tutti quelli dell’arco parlamentare? Quando Mario Draghi si metterà finalmente al lavoro?

Il programma di Mario Draghi

Sostenibilità, innovazione digitale, coronavirus e scuola. Secondo quanto riporta il Corriere della sera, sono questi i temi illustrati dal premier nel primo Consiglio dei Ministri, convocato subito dopo il giuramento nelle mani del presidente della Repubblica, a partire dal quale i firmatari dei decreti di nomina entrano nell’esercizio provvisorio delle proprie funzioni.

Un piano di riconversione energetica non è soltanto la priorità di questo governo. Se ne è ampiamente parlato anche in Unione Europea e non a caso 77 dei 209 miliardi del Recovery Plan (il 37%) sono destinati all’economia green. Se ne dovrà occupare Roberto Cingolani, il tecnico responsabile del super dicastero voluto dai Cinque Stelle. Il ministro della Transizione Energetica lavorerà spalla a spalla con Vittorio Colao, ex numero uno di Vodafone a capo della digitalizzazione del Paese, nonché estensore delle linee guida per la spesa dei fondi europei consegnate a Conte in estate.

Riscrivere il piano per il Recovery è un’altra delle priorità. Sarà compito dei tecnici, fedelissimi che Draghi ha messo nei posti chiave ai vertici dell’amministrazione. Altro capitolo fondamentale è l’istruzione. Per le scuole si valuta un’estensione delle lezioni durante la pausa estiva, mentre circola un numero (10mila insegnanti mancanti) che pure potrebbe rappresentare un punto di partenza per il lavoro del neo ministro Patrizio Bianchi.

Ma il programma si articolerà anche attorno a una probabile riforma del processo civile. Sulla giustizia si annunciano scintille con i Cinque Stelle, favorevoli all’abolizione della prescrizione. Sbrogliare la matassa sarà compito di Marta Cartabia, ma la numero uno di Palazzo Piacentini potrebbe decidere di non prendere in considerazione una questione così divisiva.

Altrettanto centrale una riorganizzazione della Pa. Si tratta di una battaglia vecchia quanto la Repubblica e la Storia ci insegna che l’applicazione delle riforme non può prescindere da un funzionamento efficiente dei pubblici uffici. Si guarda anche a una riforma degli appalti sul modello Genova e a una riduzione del cuneo fiscale e del carico sui redditi inferiori ai 40mila annui, da compensare con la lotta all’evasione e una tassazione sui consumi.

Infine, la campagna di vaccinazione. Draghi avrebbe fissato l’asticella a 300mila vaccinazioni, magari con l’aiuto dei medici di famiglia e delle “buone notizie” in arrivo da Bruxelles, secondo alcuni una dislocazione della produzione dei sieri su territorio italiano.

Il voto di fiducia mercoledì al Senato, giovedì alla Camera

Dato l’alto numero di governi che ha caratterizzato la storia del nostro Paese, gli italiani ormai conoscono a menadito il rituale di insediamento previsto dalla Costituzione. Il capo del nuovo governo deve tenere un discorso davanti a entrambe le Camere, i cui membri voteranno una mozione di fiducia ad appello nominale e voto palese. In caso di esito positivo, il presidente del Consiglio e i ministri entrano in pieno possesso dei propri poteri, che prima della prova parlamentare hanno esercitato provvisoriamente e, secondo consuetudine, limitatamente all’amministrazione ordinaria.

Mario Draghi parlerà mercoledì al Senato e giovedì alla Camera. I numeri per un via libera sono quasi sicuri. Tutti i partiti, tranne Fratelli d’Italia, avevano annunciato il sostegno all’incaricato al momento delle consultazioni. Dopo la presentazione dei componenti del Cdm, Sinistra Italiana si è smarcata dalla maggioranza (questa la linea emersa dall’assemblea), ma di tre parlamentari due voteranno la fiducia, con il paradosso di due terzi dei rappresentanti favorevoli a un esecutivo che, ufficialmente, il cartello delle sinistre dice di non condividere.

Dello scontento di Salvini e Berlusconi, stando alle indiscrezioni avvisati poco prima della conferenza stampa di Draghi e rappresentati al governo dalle “colombe” di ciascun partito, si è ampiamente parlato. “Per il governo sono soddisfatto – ha detto il fondatore di Forza Italia al Corriere della Sera – usciamo dalla crisi come avevamo detto noi, con un governo di alto profilo che unisce il Paese”. Parole che richiamano quelle dell’ex vicepremier nel Conte I: “Sono contento”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, intervistato a “Mezz’ora in più” su Rai3.

La totale assenza di ruoli femminili nei ministeri occupati del Pd ha scontentato le donne dem, che hanno l’intenzione di rinvigorire la battaglia per un’equa rappresentanza nella leadership del partito. Il sostegno a Draghi non dovrebbe essere in discussione, il tema invece sarà quello dei sottosegretari donna: è una compensazione accettabile?

Per quanto agitati da una polemica interna, i ranghi del Pd hanno tenuto. Non si può dire lo stesso del M5s. L’ipotesi di una scissione è sul tavolo a due giorni dal voto di fiducia. Diverse le mosse di chi tenta una mediazione. Si va dalla convocazione di un’assemblea, alla quale dovrebbe partecipare anche Grillo, a un nuovo voto su Rousseau tra sette mesi. Nel frattempo è nato martedì un intergruppo parlamentare con M5S, Pd e Leu, per rinsaldare i legami tra le forze che hanno appoggiato il Conte II, con l’intenzione di raccoglierne l’eredità. Sotto attacco l’attuale reggente Vito Crimi.

Un quadro più chiaro emergerà dal voto in aula. L’inizio dei lavori è stato fissato per le ore 10 di mercoledì al Senato, la chiama dei senatori ci sarà invece alle 20 e 30. Giovedì Mario Draghi si presenterà alla Camera. Illustrerà alle 11 e 30 il programma di governo. In serata la fiducia. I numeri pronosticati da Repubblica sono di 43 oppositori a Palazzo Madama, tra cui 20 grillini, che scendono a 15 a Montecitorio. Sempre tra i pentastellati, sarebbero più di 20 gli indecisi. Tra i non votanti, che però hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno, l’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano.

Quando comincerà a lavorare il nuovo governo

Probabilmente venerdì, quando dovrebbe essere convocato il primo Consiglio dei Ministri del governo in carica con investitura definitiva. Lo stesso giorno ci sarà il ritorno di Draghi sulla scena internazionale, questa volta in rappresentanza dell’Italia soltanto. L’appuntamento è da remoto, e riguarda il G7 virtualmente ospitato dalla Gran Bretagna.

VirgilioNotizie | 16-02-2021 20:07

Governo Draghi, il programma in 7 punti: le nuove riforme chiave Fonte foto: ANSA
Governo Draghi, il programma in 7 punti: le nuove riforme chiave
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