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Omicidio Macchi, colpo di scena al processo contro Stefano Binda

Un cliente dell'avvocato Vittorini ha rivelato di aver scritto la lettera inviata alla famiglia Macchi, finora attribuita a Binda

A trent’anni dall’omicidio di Lidia Macchi, uccisa a 21 anni a Cittiglio, in provincia di Varese, nel 1987, spunta un nuovo elemento che potrebbe cambiare il corso del processo d’appello a carico di Stefano Binda, condannato in primo grado all’ergastolo per il delitto.

Una persona, un cliente dell’avvocato Piergiorgio Vittorini, avrebbe confessato di essere l’autore della lettera inviata alla famiglia Macchi dopo l’omicidio della giovane. Lo ha riferito lo stesso Vittorini, sentito come testimone al processo. L’avvocato ha detto che una persona si sarebbe presentata nel suo ufficio alla fine del febbraio 2017, sostenendo di avere scritto la missiva come forma di “protesta” contro una morte ingiusta.

Avvalendosi del segreto professionale, Vittorini non ha rivelato l’identità del suo cliente, che sarebbe “una persona laureata, con un alto livello professionale”. L’uomo gli avrebbe anche detto di non essersi mai presentato prima alla polizia perché non è in grado di fornire un alibi per la sera in cui è stato compiuto il delitto.

La lettera in questione conterrebbe una descrizione dell’omicidio e secondo la procura sarebbe stata scritta proprio da Binda, condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale.

VIRGILIO NOTIZIE | 18-07-2019 15:00

binda-macchi Fonte foto: ANSA
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