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Musicista operato al cervello mentre suona il sassofono. Intervento effettuato a Roma, il paziente sta bene

Operato al cervello mentre suona il sax. L'intervento messo in atto al Paideia International Hospital di Roma è riuscito: il paziente sta bene

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Operato da sveglio mentre suona il sassofono. Lo straordinario intervento chirurgico è stato messo in atto al Paideia International Hospital, una struttura privata nel cuore di Roma.

Il paziente, un musicista 35ennesta bene e in attesa dei risultati istologici viene monitorato nel tempo con controlli periodici.

Fonte foto: 123RF
Una sala operatoria, immagine di repertorio.

Il ragazzo è mancino

A operare il giovane in un intervento durato nove ore è stata un’equipe medica composta da dieci elementi, alcuni dei quali reclutati appositamente per questo intervento. La squadra è stata guidata dal neurochirurgo Christian Brogna.

L’intervento, di per sé delicato, è stato ulteriormente complicato da un elemento, come rivelato all’agenzia ‘Ansa’ dal dottor Brogna: “Si trattava di un sassofonista mancino e questo complica molto la struttura cerebrale”.

Il paziente si è completamente ripreso

Oggi il paziente sta bene e aspetta gli esiti dell’esame istologico. Nonostante l’intervento al cervello né le sue capacità cognitive né la sua personalità sono state minimamente alterate.

“Al di là del risultato in termini di asportazione della massa tumorale, che è stato pienamente raggiunto, a me sta a cuore che il paziente, dopo l’operazione, sia esattamente come prima, che nulla della sua personalità si modifichi”, spiega il dottor Brogna.

“Questo tipo di chirurgia ad alta complessità consente di raggiungere questo risultato”, conclude il chirurgo.

La salute del giovane sarà monitorata nel tempo. Sul suo corpo non rimarranno tracce dell’intervento perché la cicatrice di 10 cm che ha in testa sarà coperta dai capelli.

Perché operare al cervello mentre si suona

C’è uno scopo preciso se al ragazzo è stato detto di suonare sotto ai ferri: “Un intervento di questo tipo si prepara conoscendo profondamente il paziente – spiega Brogna – e lui ci aveva espresso il desiderio di voler preservare la capacità di suonare dopo l’operazione”.

“Eseguire la musica durante l’intervento, inoltre, ci permette di testare una miriade di funzioni cerebrali e le reti neurali”.

“Mentre suona una persona muove le mani in modo coordinato, conta per tenere il tempo, interagisce con gli occhi col resto dell’equipe, ha prosodia perché la musica è un linguaggio, ricorda”.

“Un intervento di questo tipo è come una vera e propria orchestra in cui, al centro, il solista è il paziente e ogni componente dell’orchestra, il team medico, fa la sua parte in cui è altamente specializzato”, conclude in neurochirurgo.

Questo tipo di chirurgia definita ‘awake surgery’ viene messa in atto già da tempo e altri interventi di questo tipo sono stati praticati in Italia: solo per fare alcuni esempi, nel 2019 all’ospedale Molinette di Torino un paziente è stato operato mentre suonava la chitarra.

E l’anno scorso, all’ospedale di Cremona, un uomo di 50 anni è stato operato mentre suonava la tastiera.

La musica entra in sala operatoria anche per vedere come il cervello del paziente risponde agli stimoli sonori durante l’operazione, come nel caso di un bimbo operato all’ospedale Salesi di Ancona mentre un membro dell’equipe suonava il piano.

 

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Sala operatoria Fonte foto: iStock - shapecharge
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