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Morto Antonio Pallante, l'attentatore che nel 1948 sparò a Togliatti: l'annuncio postumo della famiglia

Pallante, 99 anni, nel '48 sparò al leader comunista Togliatti riducendolo in fin di vita

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Antonio Pallante, l’uomo che nel 1948 sparò contro il leader del partito comunista Palmiro Togliatti, è morto. Classe 1923, Pallante è deceduto a Catania lo scorso 6 luglio, ma la notizia è stata resa nota solo ora dalla sua famiglia per riservatezza. Prossimo ai 100 anni, Pallante è deceduto per complicazioni respiratorie.

Chi era Antonio Pallante

Figlio di un appuntato del Corpo Forestale, Pallante è stato un ex attivista passato alla storia per l’attentato contro il leader comunista Togliatti contro il quale, il 14 luglio 1948, sparò tre colpi di pistola a Roma.

Pallante fu ritenuto, nonostante la personalità eccentrica e da molti considerato un mitomane, capace di intendere e processato nel luglio del 1949. Venne condannato per tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione a tredici anni e otto mesi di reclusione, ma la pena gli fu ridotta più volte. Nel 1953 uscì dal carcere dopo aver scontato in tutto cinque anni e cinque mesi.

Morto Antonio Pallante, l'attentatore che nel 1948 sparò a Togliatti: l'annuncio postumo della famigliaFonte foto: ANSA
Togliatti in ospedale dopo l’attentato subito da Pallante

L’attentato a Togliatti

Nella mattinata del 14 luglio 1948 Pallante impugnò una calibro 38 e fece fuoco contro Togliatti. Dei quattro colpi sparati ben tre raggiunsero il leader comunista che stava uscendo dalla Camera dei deputati in compagnia di Nilde Iotti. Il quarto colpo, rivolto verso la donna, non andò a bersaglio.

L’attentato portò l’Italia sull’orlo della guerra civile, ma fu lo stesso leader comunista, dal letto dell’ospedale, a invitare alla calma, mentre iniziavano scontri nelle piazze antifasciste.

Pallante non si è mai pentito

È dell’agosto 2021 l’ultima intervista di Pallante, rilasciata ai microfoni di Adnkronos. Nel corso di quella conversazione rivendicò le motivazioni “ideali” del suo gesto, che descrisse come patriottico, per mettere l’Italia al riparo dal comunismo “evitando alla nostra nazione di finire sotto il tallone del comunismo“.

“Non sono pentito – disse-. Ho pensato che fosse la cosa giusta da fare per salvare il Paese. Di quel giorno ho ricordi chiari, e anche dei mesi precedenti”. Pallante, ricostruendo il suo pensiero del ’48, sottolineò che era “convinto che l’unica soluzione fosse quella, eliminare il segretario del partito Palmiro Togliatti“.

Si trattava di un gesto estremo, che però sarebbe andato contro la dittatura che il comunismo avrebbe riportato in auge secondo Pallante: “Eravamo a un bivio, si doveva scegliere tra il bianco o il nero, la vita o la morte, il di qua o di là definitivi e irrevocabili”.

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pallante Fonte foto: ANSA
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