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Morta dopo un intervento all'utero, il ginecologo chiede di essere processato: la curò con fermenti lattici

La 27enne è morta a maggio 2021 dopo un intervento di conizzazione uterina, si sarebbe dovuta sposare il mese dopo

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Era stata curata con i fermenti lattici dopo un intervento chirurgico che le avrebbe provocato la perforazione dell’utero, portandola alla morte. Il ginecologo che ha operato e disposto la terapia di Maria Grazia Di Domenico, la 27enne deceduta l’anno scorso dopo 7 giorni di sofferenze, ha deciso di saltare l’udienza preliminare e di cominciare l’istruttoria nella quale si dovrà difendere dall’accusa di omicidio colposo in ambito sanitario. Lo riporta il Corriere della Sera.

L’intervento chirurgico

La ragazza originaria di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, alla prese con un papilloma, si era sottoposta a un intervento di conizzazione uterina il 17 maggio 2021 nella casa di cura Santa Famiglia, nota clinica per l’ostetricia e la ginecologia di Roma. Il 14 giugno si sarebbe dovuta sposare.

Si tratta di un piccolo intervento della durata di 15-20 minuti per rimuovere del tessuto dal collo dell’utero, che solitamente si effettua in day-surgery. Invece di tornare a casa subito dopo l’operazione la 27enne aveva però cominciato ad avvertire forti dolori addominali.

La cura con i fermetti lattici

Secondo la procura, durante l’operazione, il medico della casa di cura “Santa Famiglia” avrebbe perforato l’utero della 27enne, provocando quei forti dolori che stando al racconto dei familiari assistiti dall’avvocato Carlo Carrese, erano stati scambiati per problemi gastrici causati da un virus intestinale.

La famiglia ha sostenuto di aver ricevuto rassicurazioni dai medici, che avrebbero ipotizzato “una possibile allergia all’antibiotico o a una banale influenza intestinale” per la quale erano stati prescritti dei fermenti lattici.

Dopo tre giorni di calvario, le condizioni di Maria Grazia si erano aggravate rendendo necessario il trasferimento d’urgenza all’ospedale San Pietro di Roma, dove le è stato riscontrato una sospetta lesione uterina.

L’accusa

Secondo gli inquirenti, il medico, “per colpa professionale consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia“, ha causato la morte della giovane, perforandole durante l’intervento l’utero e il sigma distale e omettendo di “valutare adeguatamente la sintolatologia derivante da tali perforazioni”.

Dalla consulenza medico-legale è emerso che la 27enne sarebbe deceduta per “sindrome da disfunzione multiorgano“, come conseguenza “di uno stato settico complicante una peritonite acuta stercoracea da perforazione iatrogena del sigma”.

camice-medico-dottore-stetoscopio Fonte foto: 123RF

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