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Modulo per i bambini rom: polemica per le iscrizioni a scuola

Per iscriversi alla scuola elementare il dirigente scolastico chiede l'etnia dei bambini nomadi. Il caso è stato portato anche in Senato

Per iscriversi alla scuola elementare di Fossò (Venezia) è necessario specificare la propria etnia. Tra le scelte: sinti, rom, nomade o camminante. Il modulo, consegnato ai genitori, ha scatenato l’immediata polemica, sostenuta dalle famiglie e dai legali di un’associazione che farebbe capo a Rifondazione Comunista, intervenuti per il caso di “abuso e discriminazione gravissima” e che fanno sapere tramite ANSA che “va immediatamente ritirato perché va contro la Costituzione, la legge Mancino e le normative europee che vietano qualsiasi censimento“. Presentata in Senato un’interrogazione urgente da Francesco Laforgia, coordinatore nazionale di èViva, che ha dichiarato: “Il razzismo come mezzo di distrazione dalla vicenda torbida dei fondi dalla Russia. Salvini fa vergognare l’Italia”.

Le dichiarazioni degli attivisti rom e sinti

La mediatrice culturale e attivista rom Dijana Pavlovic ha dichiarato all’Agenzia: “Quanto accaduto conferma il grave pregiudizio nei confronti di rom, sinti e camminanti perché si dà per scontato che un bambino che non si conosce ancora avrà dei problemi e necessità speciali solo per via della propria etnia. Faccio un appello all’Ufficio scolastico regionale e agli ispettori perché vengano presi provvedimenti seri nei confronti del dirigente scolastico, perché cose come queste non si debbano più ripetere in un paese civile e democratico. Non ci si rende conto che una cosa del genere cambia la vita alle persone, e se si tratta di un bambino diventa un marchio dalla prima elementare per tutta la sua esistenza”.

Sul caso è intervenuto anche il presidente della Federazione Rom e Sinti, Davide Casadio: “È anticostituzionale, contro tutte le normative europee e contro il diritto dell’uomo. È pura discriminazione, sono le forme di razzismo che si usano per identificare le persone a livello di istruzione. Queste cose devono essere denunciate, alla luce di quello che sta succedendo in Italia. Oltre al resto ci si mettono anche le scuole a fare le distinzioni come negli anni ’70, quando mettevano tutti i bambini rom e sinti nelle scuole per loro. Queste distinzioni non ci devono più essere”.

Le giustificazioni da parte della scuola elementare

Carlo Marzolo, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner, ha fatto sapere tramite ANSA che “Le finalità del modulo erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario. Lo stampato viene dato da 10 anni ai genitori degli alunni che non sono già iscritti nell’anagrafe online. Le informazioni che noi raccogliamo hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali. Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente”.

Sul sito della scuola è apparsa in queste ore una nota: “A scanso di ogni equivoco, va ribadito che l’operato dell’Istituto e di tutti coloro che vi lavorano è teso a tutelare l’interesse di ogni alunna e di ogni alunno, la sua crescita umana e culturale, nel rispetto e nella valorizzazione di ogni caratteristica personale. A questo fine vengono raccolti dati personali, anche sensibili, trattati sempre nella dovuta riservatezza (…). I valori inclusivi sono e debbono essere a fondamento dell’azione di questa come di ogni altra scuola appartenente al sistema scolastico nazionale: lo prevede la nostra Costituzione e la nostra identità europea. Gli atteggiamenti discriminatori vanno cercati lontani dalla scuola, che ogni giorno affronta sfide grandissime in condizioni di costante ristrettezza di risorse economiche ed umane”.

Il modulo, secondo Augusta Celada, direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, potrebbe presentare criticità anche per via della normativa sulla privacy: “Probabilmente il modulo non è in linea con le disposizioni in materia di riservatezza, ed è anche poco efficace: i bisogni educativi si affrontano in classe con strumenti di natura pedagogica, non con atti amministrativi. Il dirigente scolastico si renderà conto che si tratta di un’iniziativa inopportuna, sempre che sia farina del suo sacco e non di qualche segreteria un po’ troppo zelante. Le scuole sono autonome e i loro atti sono definitivi, ma se il dirigente ci chiederà una valutazione, siamo a sua disposizione. La vicenda non presenta una rilevanza disciplinare, forse una violazione della privacy di cui eventualmente dovrà rispondere il dirigente scolastico”.

VirgilioNotizie | 13-07-2019 14:54

modulo-rom-sinti Fonte foto: ANSA
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