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Messaggero per i boss, deputata Italia Viva sentita da pm

Giuseppina Occhionero, deputata Iv, è stata sentita come persona informata sui fatti sul caso Nicosia, fermato ieri dalla Dda di Palermo

È durato circa due ore e mezzo il colloquio tra i magistrati e la deputata di Italia Viva Giuseppina Occhionero, convocata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che lunedì ha fermato Antonello Nicosia. Nicosia, collaboratore parlamentare della donna, avrebbe avuto accesso agli incontri con detenuti al 41 bis senza dover richiedere e ottenere permessi speciali grazie alla sua carica.

Secondo quanto riportato da Ansa Giuseppina Occhionero, avvocato molisano entrata alla Camera in quota Leu e passata recentemente a Italia Viva, è stata sentita come persona informata sui fatti. Accompagnata dall’avvocato Giovanni Bruno, uscendo dalla stanza della pm Francesca Dessì, che insieme al procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, all’aggiunto Paolo Guido e al pm Gery Ferrara sta coordinando l’inchiesta, la deputata sarebbe stata molto provata.

“Ho detto tutto quello che c’era da dire” ha dichiarato Occhionero all’uscita dal colloquio. Poi, secondo quanto sottolineato dall’Ansa, ha proseguito: “L’ho conosciuto così e poi, anche in virtù del rapporto personale che si era creato, mi sono fidata ciecamente. Alla Camera non c’è alcun controllo, perché avrei dovuto fare controlli io?”.

La deputata a un certo punto, insospettita, avrebbe cominciato a dubitare del curriculum di Nicosia, sedicente insegnate di storia della mafia negli Usa, e i rapporti tra i due si sarebbero rovinati. La donna, nella giornata di lunedì, tirata in ballo dal messaggero dei boss Antonello Nicosia, aveva già preso le distanze dall’uomo: “Sono profondamente amareggiata. La collaborazione con me, durata solo quattro mesi, era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario”.

Messaggero per i boss, le accuse a Nicosia

Antonello Nicosia, direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani (Oidu) e pedagogista, è stato fermato con le accuse a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. Secondo quanto emerso dall’inchiesta l’uomo avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni al 41 bis, e i clan, portando all’esterno informazioni e ordini accompagnando agli incontri la deputata Occhionero.

Per i pm, oltre a fare il messaggero per i boss che incontrava durante le sue visite in carcere, avrebbe gestito gli affari del clan negli Stati Uniti e riciclato denaro sporco. In alcune intercettazioni, usate in sede d’inchiesta, Nicosia avrebbe definito il boss Matteo Messina Denaro come “il nostro Primo ministro“ e l’attentato al giudice Giovanni Falcone come “un incidente sul lavoro“.

VIRGILIO NOTIZIE | 05-11-2019 19:40

giuseppina-occhionero Fonte foto: Ansa
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