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Mafia, arrestato Giuseppe Guttadauro: minacciato l'ex ministro Baccini per conto di una ricca famiglia di Roma

Giuseppe Guttadauro è stato arrestato con l'accusa è di associazione di tipo mafioso. Avrebbe minacciato un ex ministro su richiesta di nobili romani

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

I carabinieri del Ros hanno arrestato Giuseppe Guttadauro a Palermo. Detto ‘il dottore’, primario dell’ospedale Civico del capoluogo siciliano, in passato era stato coinvolto nell’inchiesta sulle talpe alla Dda, in cui erano stati indagati anche l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro. Per Giuseppe Guttadauro sono stati disposti gli arresti domiciliari, il figlio Mario Carlo è invece finito in carcere: entrambi sono accusati di associazione di tipo mafioso.

Arrestato il boss Giuseppe Guttadauro: in carcere anche il figlio

A Giuseppe e Mario Carlo Guttadauro è contestata l’appartenenza alla famiglia di Cosa nostra di Palermo-Roccella, inserita nel mandamento di Brancaccio-Ciaculli, oltre all’intervento sulle più significative dinamiche del mandamento mafioso di Villabate- Bagheria.

Sono indagati, ma non destinatari di provvedimenti cautelari, altri soggetti palermitani: tre di questi sono considerati affiliati alla famiglia di Palermo-Roccella. Altri due, in concorso con Mario Carlo Guttadauro, sono accusati di lesioni aggravate.

Arrestato Giuseppe Guttadauro: chi è il ‘Dottore’

Nonostante gli anni di carcere scontati e la certezza di essere ancora oggetto delle attenzioni degli inquirenti, Giuseppe Guttadauro, ex primario all’ospedale Civico di Palermo, storico padrino del mandamento mafioso di Brancaccio, non ha mai interrotto i suoi legami con le cosche.

guttadauro intercettazioneFonte foto: ANSA
Un fotogramma dell’intercettazione ambientale dell’indagine che ha portato all’arresto di Giuseppe Guttadauro

Era tornato in libertà nel 2012. Dopo tre condanne definitive si era trasferito a Roma, proprio per tentare di non destare le attenzione degli inquirenti.

Attraverso suo figlio, Mario Carlo, anche lui finito in carcere, aveva continuato a decidere le sorti delle famiglie mafiose palermitane e trafficato droga.

L’inchiesta che ha svelato gli affari dell’anziano capomafia, coordinata dalla Dda di Palermo, è nata dalle indagini per la ricerca del boss Matteo Messina Denaro: il fratello di Guttadauro, Filippo, è cognato del padrino ricercato.

Del ‘dottore’, come era chiamato dagli uomini d’onore, il gip di Palermo ha sottolineato la avversione naturale al rispetto delle regole dell’ordinamento giuridico, “la perdurante appartenenza al sodalizio di tipo mafioso, in particolare della famiglia di Roccella”.

Aveva una florida attività di commercio ittico in Marocco, ed è stato arrestato proprio mentre rientrava dal nord Africa. Da Roma, invece, dirimeva le controversie tra i clan sulla esecuzione di lavori edili commissionarti dall’Eni a Brancaccio, progettava la costruzione di un grosso distributore di carburante, gestiva, insieme al clan di Bagheria e Roccella, un traffico di droga occupandosi dell’approvvigionamento della cocaina dal Sudamerica e dell’hashish dall’Albania.

Il giudice, che lo ha messo ai domiciliari, ha sottolineato il ruolo ancora decisionale di Guttadauro che “forte della sua caratura mafiosa da soggetto che aveva ricoperto posizione di vertice in seno alla consorteria, ancora poteva dirimere i contrasti insorti sul territorio e risolvere, con autorità para statuale le ‘vertenze’ criminali'”.

Nella Capitale aveva stretto relazioni importanti con esponenti dei salotti buoni.

Guttadauro e le minacce all’ex ministro Mario Baccini

L’inchiesta ha svelato che Guttadauro aveva cercato di risolvere una lite tra una facoltosa romana, Beatrice Sciarra, moglie di un chirurgo docente alla Sapienza, e Unicredit.

A incaricare il boss di risolvere il problema era stata proprio la Sciarra: vantava un credito di 16 milioni di euro nei confronti della banca e, in cambio del suo intervento, il capomafia aveva pattuito per sé un compenso del 5% della somma che la donna avrebbe incassato.

Guttadauro, stando alle intercettazioni, avrebbe fatto capire chiaramente che sarebbe passato, in case di esito infruttuoso della sua mediazione, all’azione violenta, incaricando qualcuno di “dare legnate” al soggetto che impediva la transazione, l’ex ministro Mario Baccini.

Baccini, a dire di un altro intermediario, assieme all’ex consigliere di Stato Eugenio Mole, avrebbe potuto interferire nella questione pregiudicandone l’esito per la Sciarra.

Giuseppe Guttadauro e il legame con Salvatore Cuffaro

Guttadauro era stato coinvolto nell’indagine, denominata ‘Talpe’ alla Dda, che era costata una condanna per favoreggiamento alla mafia a 7 anni all’ex governatore siciliano, Salvatore Cuffaro.

L’inchiesta, coordinata dai pm della dda dell’epoca, Maurizio de Lucia e Michele Prestipino, aveva svelato, proprio partendo dagli accertamenti sul medico, una rete di informatori che erano soliti riferire notizie riservate su indagini in corso all’imprenditore mafioso Michele Aiello e allo stesso Guttadauro.

Il nome del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, era emerso da una intercettazione effettuata a casa del boss di Brancaccio, poco prima che questi scoprisse l’esistenza di una microspia piazzata nella propria abitazione.

Era il 15 giugno 2001 e la cimice aveva registrato: ”Ragiuni avia (aveva ragione, ndr) Totò Cuffaro”.

La frase aveva creato lo spunto per gli accertamenti che avevano svelato che a riferire al boss l’esistenza di microfoni nel suo appartamento era stato il medico Domenico Miceli, “delfino” di Cuffaro che, a sua volta, aveva avuto l’informazione da Cuffaro.

guttadauro Fonte foto: 123RF

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