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La strage di Erba e la possibile innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi: cos'è l'istanza di revisione

A distanza di quasi 20 anni dalla strage di Erba, i cui processi hanno costretto Olindo Romano e Rosa Bazzi all'ergastolo, c'è l'istanza di revisione

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L’11 dicembre 2006 ad Erba, in provincia di Como, sono uccise Raffaela Castagna, sua madre Paola Galli, suo figlio Youssef e Valeria Cherubini. Per quei quattro omicidi sono stati condannati all’ergastolo e stanno espiando la pena da 16 anni due coniugi: Olindo Romano e Rosa Bazzi. A distanza di tempo, però, il sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano, Cuno Tarfusser, ha chiesto la revisione del processo, ventilando l’ipotesi che in carcere ci siano due innocenti.

La strage di Erba

L’11 dicembre 2006 ad Erba, una cittadina vicino Como, si leva una colonna di fummo da un condominio in via Diaz numero 25. Scatta l’allarme ed arrivano i vigili del fuoco. Quando le unità di soccorso arrivano sul posto, si rendono conto subito di trovarsi di fronte ad un massacro.

Sul pianerottolo del primo piano rinvengono agonizzante un uomo: si tratta di Mario Frigerio, 65 anni. Ha la gola tagliata, sopravvive per miracolo e diventerà l’unico superstite della strage. Dalle sue dichiarazioni si costruiranno i vari livelli dell’impalcatura processuale.

mario frigerio erbaFonte foto: ANSA
Mario Frigerio, unico sopravvissuto nella strage di Erba

I pompieri intranto entrano in nell’appartamento di Raffaella Castagna, 30 anni: la trovano a terra, colpita ripetutamente da una spranga, accoltellata 12 volte e sgozzata.

Poco lontano scoprono il cadavere della madre Paola Galli, 80 anni, uccisa nello stesso modo.

Disteso sul divano giace poi Youssef Marzouk, il bambino della Castagna di appena 2 anni.

I vigili del fuoco salgono al piano superiore e trovano ancora un altro corpo, quello di Valeria Cherubini, 55enne moglie di Mario Frigerio: è stata colpita da 34 coltellate e 8 sprangate, infine è morta soffocata dal fumo.

Le indaginie e l’arresto di Olindo Romano e Rosa Bazzi

Gli inquirenti si concentrano su una coppia di vicini di casa: i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, rispettivamente di 44 e 43 anni.

Fra la coppia ed il vicinato ci sono state tensioni continue e scontri, sfociate anche in vicende giudiziarie.

Tuttavia, c’è qualcosa di concreto contro di loro: entrambi presentano ferite alle mani e l’uomo anche all’avambraccio.

Poi, avviene una scoperta che convince gli investigatori della loro colpevolezza: vengono effettuati dei rilievi scientifici, nell’auto di Olindo Romano, e i Ris appurano che su un bordo dell’abitacolo, dal lato del guidatore c’è una traccia ematica. Appartiene a Valeria Cherubini, una delle vittime.

Olindo Romano e Rosa Bazzi vengono arrestati l’8 gennaio 2007.

I processi

Iniziano i processi e i 26 novembre 2008 la Corte di Assise di Como condanna i coniugi alla pena dell’ergastolo, con l’isolamento diurno per tre anni.

Verdetto confermato dalla Corte di Assise d’Appello di Milano il 20 aprile 2010.

La sentenza diventa definitiva arriva il 3 maggio 2011, quando la Cassazione rigetta i ricorsi di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

I due condannati non hanno mai smesso di rivendicare la loro innocenza e i loro legali si sono prodigati allo spasimo per chiedere la revisione del processo.

Cos’è l’istanza di revisione

La revisione è un rimedio previsto dal nostro ordinamento processual-penalistico, sostanzialmente per porre rimedio a eventuali errori giudiziari, nel caso di emersione di elementi a supporto di tale ipotesi.

Tecnicamente è sempre prevista a favore dei condannati e può essere promossa dal condannato o dal procuratore generale presso la Corte d’Appello competente per territorio. Può essere richiesta anche dagli eredi o prossimi congiunti, in caso di morte del condannato.

Il magistrato competente è la Procura generale che presenta l’istanza alla Corte d’Appello territorialmente competente, per una valutazione preliminare di ammissibilità. In caso di ammissibilità si instaura un nuovo giudizio di merito.

Naturalmente, conditio sine qua non è che vi siano nuovi elementi probatori che dimostrino che il condannato debba essere prosciolto, in quanto innocente.

Statisticamente, è quasi sempre prevalente la provenienza della richiesta dalla difesa del condannato, che promuove questo iter. Tuttavia, in rari casi, è il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello.

Ciò accade quando il quadro di nuovi elementi probatori a discolpa del condannato, sia effettivamente importanteimponente. Ciò che sembra essere accaduto nella cosiddetta strage di Erba.

Le tre prove nell’istanza che dimostrerebbero l’innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi

Il sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Tarfusser, è un eccellente magistrato che non si piega a compromessi.

Per un decennio, ha prestato servizio presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia.

Introduce la sua richiesta di revisione del processo affermando che “le prove contro i coniugi sono maturate in un contesto che definire malato sarebbe un esercizio di eufemismo”.

Parla di tre prove cardine alterate, falsateinattendibili, che, al contrario, dimostrerebbero l’innocenza dei condannati.

olindo romano rosa bazzi erbaFonte foto: ANSA
Rosa Bazzi e Olinda Romano in cella durante un’udienza

Prima prova: la totale inattendibilità di Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage

La prima è quella della testimonianza e quindi del riconoscimento degli imputati da parte di Mario Frigerio.

La confessione dell’unico sopravvissuto è il vero punto debole del costrutto accusatorio, secondo il sostituto procuratore.

Nelle 58 pagine della sua ordinanza si legge che il testimone era completamente sotto shock e privo della giusta lucidità per ricordare. Anzi, sarebbe stato affetto da amnesia, il che lo avrebbe posto non solo nelle condizioni di non poter citare fatti e persone, ma addirittura di affermare, ovviamente del tutto involontariamente, il falso.

Addirittura, si evidenzia che nella sua prima dichiarazione ai soccorritori ed agli inquirenti affermò di aver visto un solo assassino dalla pelle scura colore olivastro.

E infatti, all’epoc,a le indagini si orientarono verso il tunisino marito di Raffaella Castagna, in un primo momento indagato e poi scagionato: Azouz Marzouk. Nel momento della strage era in Tunisia.

azouz marzouk erbaFonte foto: ANSA
Azouz Marzouk

Testualmente scrive Tarfusser:

Dati clinici acquisiti dopo il 2010, applicati al caso specifico, dimostrano che Frigerio sviluppo’, a seguito dell’aggressione, una disfunzione cognitiva provocata da intossicazione da monossido di carbonio, arresto cardiaco, shock emorragico e lesioni cerebrali focali. Stante la gravità dei singoli eventi neurolesivi, la loro concomitanza in un soggetto anziano ed iperteso ha sicuramente determinato un complessivo scadimento delle funzioni cognitive necessarie a rendere valida testimonianza. Dati nuovi che si ricavano dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali, mai effettuate prima,  evidenziano e dimostrano la presenza di disfunzioni cognitive tipicamente osservabili nei casi con patologia neurologica sopra descritta… Dalle intercettazioni mai trascritte emerge senza alcun dubbio che Mario Frigerio soffriva degli effetti tardivi dovuti all’intossicazione da monossido di carbonio che hanno provocato un’amnesia anterograda (vale a dire con incapacità di ricordare eventi e fatti successivi all’evento traumatico). L’amnesico retrogrado è soggetto patologicamente suscettibile agli effetti distorsivi delle suggestioni. Il paziente con amnesia anterograda è da considerarsi un caso di scuola per inidoneità a rendere valida testimonianza.

La seconda prova: le confessioni dei coniugi

Secondo quanto si legge nella richiesta di revisione, Olindo Romano e Rosa Bazzi si erano sempre dimostrati innocenti, fino al giorno 10 gennaio 2007, quando al termine di un lunghissimo, estenuante e logorante interrogatorio – con delle pressioni psicologiche abnormi – avevano finito per cedere e confessare.

Scrive sempre Tarfusser:

Il semplice ascolto (delle intercettazioni) lascia esterrefatti. Innanzi tutto il contesto ambientale. Questo è caratterizzato da un enorme squilibrio numerico, culturale, emozionale, giuridico. All’interrogatorio dei due fermati, una semianalfabeta e un netturbino, procedono addirittura quattro Pubblici Ministeri ed un Ufficiale di Polizia Giudiziaria. A difenderli è un difensore di ufficio che, stando ai verbali ed all’audio, è una presenza meramente fisica di regolarità formale dell’interrogatorio…La pressione, soprattutto psicologica-emotiva, ai cui i due fermati sono assoggettati, è enorme. I consulenti poi hanno interrogato in carcere entrambi i coniugi certificando come siano disposti sotto pressione a confessare fatti del tutto inventati anche a loro danno

Certamente è da evidenziare che fino a 48 ore prima i due si erano dichiarati del tutto innocenti, ribadendolo con fermezza.

Poi, a seguito di questo interrogatorio – che il Procuratore giudica abnorme – avevano ammesso la loro colpevolezza.

Fra l’altro, si rimarca che, in precedenti intercettazioni ambientali, a casa loro, subito dopo l’eccidio, i due discutevano spesso su chi fossero stati gli autori di un simile massacro.

Alla fine il magistrato non esita a definire le confessioni del 10 gennaio come false confessioni acquiescenti.

La terza prova: l’impronta di sangue all’interno dell’auto di Olindo Romano

Com’è noto, un elemento dirimente a favore della colpevolezza di Olindo Romano e della moglie, è stato il rinvenimento, all’interno dell’abitacolo dell’autovettura dell’uomo, di una traccia ematica sottoposta a dei test genetici tecnico-scientifici e attribuita a una delle vittime: precisamente a Valeria Cherubini.

Ebbene, alla luce di accertamenti effettuati con le rivoluzionarie metodiche moderne, tale traccia non presenterebbe più i crismi della certa attribuibilità alla donna uccisa.

Sempre a proposito di tracce ematiche, non furono rinvenute né tracce genetiche della coppia nel condominio della strage né presenza di tracce genetiche delle vittime nell’abitazione dei coniugi.

L’istanza di revisione sulla strage di Erba

In definitiva tutto il quadro probatorio, in base alla valutazione del sostituto procuratore generale della Corte di Appello, si ripete, in singolare sintonia con la difesa, sembra deporre a favore dell’innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

I tre pilastri che sostengono la trabeazione della richiesta poggiano sulle tre prove critiche menzionate, tanto da far chiudere, con tono fortemente enfatico, l’ordinanza chilometrica con la frase ad effetto: “In tutta coscienza, per amore di Verità e Giustizia e per l’insopportabilità che due persone, vittime probabilmente di un errore giudiziario, stiano scontando l’ergastolo.

Considerazioni conclusive

Dal punto di vista giuridico, l’istanza di revisione della Procura e quella della difesa devono essere sottoposte a un preliminare vaglio di ammissibilità da parte della Corte di Appello di Brescia.

Soltanto in caso di eventuale accoglimento della stessa si instaurerà un nuovo giudizio di merito che processerà nuovamente gli imputati. Quindi, dall’istanza, anche se accolta, non scaturisce l’automatico riconoscimento dell’innocenza dei due condannati.

Va segnalata anche la singolare posizione di Azouz Marzouk – che, nel terrificante eccidio, ha perso la moglie Raffaella Castagna ed il figlioletto Youssef – il quale si è sempre battuto per l’innocenza dei coniugi condannati, sostenendo la pista alternativa di un regolamento di conti per il controllo dello spaccio di droga in zona, la cui base operativa sarebbe stata proprio nel palazzo, in un appartamento occupato da un suo connazionale effettivamente arrestato per traffico di stupefacenti.

Dal punto di vista della criminodinamica di questa versione, non si può non essere perplessi. Soprattutto, per motivi attinenti a valutazioni criminalistiche.

Infatti, la strage è stata compiuta con armi improprie, come si suol dire tecnicamente in modo disorganizzato e con modalità che in gergo vengono definite sporche.

Tali caratteristiche non sono tipiche dei sodalizi criminali, che utilizzano armi da fuoco potenti per il controllo del territorio nei confronti di altri concorrenti.

È impensabile che dei trafficanti di droga vadano in un palazzo con armi improprie (o, peggio, le reperiscano in loco), per procedere a un simile massacro.

Questo importante dato milita a favore di un eccidio commesso da soggetti interni all’ambiente condominiale o quanto meno frequentatori dello stabile.

Altro elemento che non torna, sul quale molto si è dibattuto, è la morte della povera Valeria Cherubini. Secondo le versioni dei soccorritori, al loro arrivo, la donna era ancora viva e chiedeva aiuto.

In base ai riscontri scientifici, la violenza devastante dei colpi subiti dalla poveretta al capo ne procurarono il decesso quasi immediato: è un punto estremamente controverso.

Probabilmente, sarà un nuovo processo, celebrato a distanza di anni (quindi con maggiore pacatezza di animi), insieme alla tecnologia che in questi anni ha fatto passi da gigante, a condurci ad una verità non solo processuale, ma anche fattuale e storica.

Nel frattempo si è aggiunta recentemente l’improvvisa morte, l’8 gennaio 2023, dell’avvocato Manuel Gabrielli: è stato trovato senza vita nella sua casa di Novedrate in provincia di Como. Il legale aveva soltanto 47 anni, con studio a Seregno ed iscritto al foro di Monza. Era stato il difensore di parte civile di Mario Frigerio.

rosa-bazzi-olindo-romano-erba Fonte foto: ANSA
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