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L'Ucraina chiude i rubinetti del gas russo verso l'Europa: cosa succederà adesso

Dall'Ucraina arriva la prima interruzione al gas russo diretto verso l'Europa da quando è iniziata la guerra: prezzi di nuovo in salita

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato: Aggiornato:

Lo scacchiere della guerra tra la Russia e l’Ucraina si arricchisce di una nuova clamorosa mossa. Come emerso nel corso delle ultime ore, il Paese guidato da Volodymyr Zelenski, invaso ormai da oltre due mesi, ha deciso di chiudere i rubinetti del gas diretto in Europa da uno dei due punti di accesso, quello di Sokhranivka. Il parziale stop verso il territorio Ue, il primo da quando è iniziato il conflitto, è già in vigore.

L’Ucraina chiude un ingresso del gas verso l’Europa: prezzi in rialzo

A riportare la decisione dell’Ucraina è stata l’emittente americana Bloomberg citando una dichiarazione presente sul sito di Grid, il gestore della rete del trasporto del gas nel Paese, dove viene spiegato che il provvedimento è stato adottato “a causa delle azioni delle forze di occupazione russe”.

L’interruzione del transito del gas russo diretto verso l’Europa è stata resa valida a partire dalle 7 del mattino di oggi, mercoledì 11 maggio. L’annuncio, arrivato nelle scorse 24 ore, ha fatto rialzare lievemente il prezzo del gas, che era tornato ai minimi dallo scorso 25 febbraio.

Come scrive la Repubblica, le quotazioni sulla piazza di Amsterdam hanno concluso con un rialzo del 5,35%, a 98,80 euro al Mwh, dopo aver toccato quota 92 euro. A Londra invece il prezzo è salito a 142,55 penny al Mmbtu, registrando un +10,75%.

Grid: “I contratti saranno rispettati”

Lo stop del flusso del gas dal punto di accesso di Sokhranivka non dovrebbe influire negativamente nei rifornimenti in Europa attraverso il gasdotto che passa per l’Ucraina, perciò l’erogazione agli Stati clienti non dovrebbe risultare compromessa.

A rassicurare l’Ue è stato lo stesso gestore del sistema Grid, rendendo noto che è ancora possibile che il gas venga reindirizzato verso la stazione di compressione di Sudzha, “permettendo ai contratti europei di essere rispettati”.

Nonostante le dichiarazioni di garanzia, il colosso russo Gazprom fa però sapere che tale possibilità sarebbe impraticabile in quanto “non è tecnologicamente possibile il trasferimento del gas verso un altro punto di accesso”.

Ancora nessun allarme in Italia

In attesa di capire come può evolvere la situazione, al momento non si registrano rallentamenti nel sistema italiano delle forniture. Lo si evince dai dati disponibili sul sito di Snam: pur essendo in diminuzione i flussi a Tarvisio rispetto alla giornata di ieri, martedì 10 maggio, vi è un maggiore afflusso a Passo Gries grazie alle varie fonti di importazione.

Allo stesso modo vanno avanti senza problemi le iniezioni del gas in fase di stoccaggio. Eventuali significativi  rallentamenti, che al momento non sarebbero previsti, creerebbero senz’altro disagi all’Italia intera, comportando cambiamenti nello stile di vita dei cittadini.

Come evidenziato dall’ex presidente di Enel ed Eni Paolo Scaroni, per arrivare a una completa indipendenza dal gas russo occorrono almeno tre anni “se ce la mettiamo tutta e facciamo tutti gli sforzi necessari”.

ucarina-stop-gas-russo-verso-europa Fonte foto: Getty Images
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