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"Ho amato un killer della 'ndrangheta": rivelazione di Klaus Davi

Klaus Davi ha dichiarato che l'omosessualità è molto diffusa nella mafia, "ma nessuno ne parla: ogni grande famiglia ha almeno un omosessuale in casa"

Klaus Davi, giornalista e massmediologo, ha scritto un nuovo libro intitolato ‘I killer della ‘Ndrangheta’ e durante la promozione, ai microfoni di Antenna Sud, ha rivelato una scioccante confessione: “Ho amato un killer, l’avevo conosciuto in una chat per incontri”.

Klaus Davi è stato sindaco di San Luca, nel Reggino, prima di dimettersi e di candidarsi a sindaco di Reggio Calabria. Impegnato nella lotta alla malavita organizzata, il giornalista ha parlato del rapporto tra mafia e omosessualità, a cui ha dedicato un capitolo del libro.

Quindi la clamorosa confessione: “Cinque anni fa andai a Reggio Calabria per realizzare un servizio per la Rai. Non conoscevo nessuno in città, per me era tutto nuovo. Non sapevo molto di questo argomento”.

Una sera, in una chat per incontri, conobbi un uomo. Aveva allora sui 40 anni  – ha continuato -, dalla foto mi sembrava un uomo interessante. Ci demmo appuntamento la sera dopo, mi raggiunse lui in albergo. Era un tipo di poche parole, diceva di lavorare per le forze dell’ordine”.

Klaus Davi, relazione con un killer: il tatuaggio misterioso

Davi ha proseguito il racconto: “In questo tipo di incontri solitamente non si fanno tante domande. La storia tra noi andò avanti per qualche settimana. Ci incontravamo sempre in alberghi sperduti della Piana di Gioia Tauro o anche della Sila. Una notte notai che sulla sua mano sinistra, tra il pollice e l’indice, c’era un tatuaggio“.

Il tatuaggio a cui si è riferito Klaus Davi era “una sorta di cubo delimitato da cinque puntini. Uno al centro e quattro ai lati. Incuriosito gli domandai cosa fosse; mi spiegò che era un portafortuna, una metafora dei ‘dadi’. La cosa finì lì e col tempo lo persi di vista. Qualche mese più tardi, infatti, cambiò improvvisamente numero di telefono e non riuscii più a raggiungerlo”.

Il colpo di scena, ha aggiunto, “arrivò qualche anno dopo: una sera accesi la tv e scoprii dal telegiornale che erano stati arrestati alcuni esponenti della potentissima ‘Ndrangheta, e dalle immagini mi tornò alla mente quel tatuaggio, ricordai quel simbolo. Fui scioccato, non avrei mai pensato una cosa simile“.

Klaus Davi e la ‘ndrangheta: “Ogni famiglia ha almeno un omosessuale”

Il giornalista, dopo il servizio al tg, ha deciso di fare delle ricerche: “Scoprii dopo tanti anni il significato di quei cinque punti disegnati sulla sua mano. Non si trattava di un dado, ma di un vero e proprio simbolo che i detenuti si fanno tatuare quando sono in carcere. I 4 punti esterni rappresentano le mura della cella, mentre il punto centrale rappresenta la persona che è rinchiusa al suo interno“.

Durante l’intervista, poi, Davi ha aggiunto: “L’omosessualità è molto diffusa nella mafia, ma nessuno ne parla. Lo Stato continua a veicolare l’immagine del boss mafioso tutto d’un pezzo. Ma spesso non è così. Ogni grande famiglia di ‘Ndrangheta ha almeno un omosessuale in casa”.

Ne è un esempio la storia del killer Filippo Gangitano: nonostante fosse un affiliato tra i più affidabili, fu ucciso perché conviveva come un uomo.

VIRGILIO NOTIZIE | 26-11-2020 15:37

Crollano cantine: palazzi evacuati a Milano. C'è anche Klaus Davi Fonte foto: Ansa
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