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Indicatori e fasce di rischio delle Regioni: l'Iss fa chiarezza

Il punto stampa dell'Istituto Superiore di Sanità sull'emergenza coronavirus in Italia

Nel corso del punto stampa sull’analisi dell’emergenza coronavirus in Italia, organizzato al ministero della Salute, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha spiegato la logica dietro gli indicatori scelti per decidere la fascia di rischio delle Regioni: “Gli Indicatori sono un mix tra indicatori tempestivi e altri che richiedono più tempo per la raccolta, come il tempo di incubazione. L’insieme di elementi che si raccolgono tiene conto di questa variabilità”.

Brusaferro ha anche detto: “L’indice Rt, oltre a tracciare il trend, ci dice anche dove stiamo andando. Più andiamo avanti nel tempo, però, più le proiezioni rischiano di essere instabili. Quindi cosa succederà a Natale dipenderà molto da come ci comportiamo. Ci auguriamo che le misure adottate e i comportamenti facciano in modo che in tutte le parti del paese saremo a Rt sotto 1”.

Sulle scuole ha poi detto: “Sulla scuola c’è un monitoraggio sviluppato dal ministero dell’Istruzione per individuare focolai. In realtà si è valutato come la diffusione nelle scuole sia sovrapponibile a quella delle altre fasce del Paese. Quindi la scuola è tema fortemente monitorato”.

Ancora Brusaferro: “I letti attivabili in terapia intensiva sono 11mila. Il dato calcolato nel modello di rischio tiene conto dei posti letto attivi e di quelli occupati su quelli attivi. Quando si eccedono le soglie fissate per ricoveri ordinarie e terapie intensive si rischia di ritardare la risposta a pazienti affetti da altre patologie”.

Conferenza Iss: le dichiarazioni di Stefano Merler

Stefano Merler, della fondazione Bruno Kessler, ha dichiarato durante la conferenza: “Calcoliamo l’Rt da due sorgenti di dati: la serie temporale di dati sintomatici e la data di inizio sintomi. Non consideriamo gli asintomatici perché essi sono una quantità molto instabile nel tempo e quando c’è difficoltà nel contact tracing la loro quota diminuisce”.

Ancora Merler: “Le stime sono tutt’altro che incerte e nelle altre regioni, tranne il Molise, le forchette per Rt non sono grandi,. Inoltre questi dati sono pubblici sul sito del ministero della Salute”.

Poi ha ricordato che “i dati sono molto migliori della Germania, ad esempio, anche per lo sforzo disumano di tutti”.

Merler ha aggiunto: “Il calo di Rt dalla metà di ottobre c’è sia guardando l’Rt dei sintomatici sia le ospedalizzazioni. L’Rt non è ancora sotto 1, quindi l’epidemia è ancora in crescita. Ma c’è una decrescita”.

Conferenza Iss: le dichiarazioni di Gianni Rezza

Queste le parole di Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute: “L’Rt è un parametro fondamentale per predire come sta andando l’epidemia, perché è il primo indicatore per capire se l’epidemia accelera o no. A volte però facciamo un errore: se Rt scende a 1,2 non è bene perché l’epidemia comunque cresce. La scorsa settimana era 1,4 ma prima era una 1,7, ma ancora non possiamo vedere una diminuzione dei casi e delle terapie intensive. Quando andiamo a Rt sotto 1 allora l’epidemia decresce”.

Poi Rezza ha detto: “Abbiamo un quadro stabile con una lieve diminuzione dei postivi, ma con indicatori sui ricoveri e i decessi che non sono buoni e che rappresentano la conseguenza dei casi cumulatisi in queste settimane. Al momento comunque non c’è una crescita dell”epidemia, ma forse una leggere diminuzione”.

VIRGILIO NOTIZIE | 17-11-2020 16:55

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