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Il medico Carlo Vicentini uccide la famiglia a L'Aquila e poi si suicida: l'analisi del biglietto d'addio

Carlo Vicentini, urologo in pensione, ha ucciso la famiglia sparando a moglie e figli prima di suicidarsi a L'Aquila: l'analisi del biglietto d'addio

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La crescente tensione della vita quotidiana e l’esasperazione di vissuti individuali, potenziati dalla sopravvenienza di disturbi psichici, conducono sempre più spesso l’essere umano a trasformarsi in una furia assassina persino nei confronti dei familiari. È quanto accaduto a Tempera, una piccola frazione dell’Aquila, in Abruzzo: nella notte tra il 29 e il 30 marzo Carlo Vicentini, primario e urologo 70enne in pensione, nonché docente universitario presso l’ospedale di Teramo, ha sterminato la famiglia uccidendo moglie e figli, per poi suicidarsi.

 

Chi era Carlo Vicentini

Carlo Vicentini era un apprezzato professionista della medicina abruzzese.

Alle spalle, una lunga ed eccellente carriera da luminare della medicina. A livello familiare, però, il destino si era accanito contro uno dei suoi figli, il primogenito: Massimo, 43 anni, che sognava un futuro da ricercatore, era stato colpito da una gravissima malattia degenerativa dell’apparato muscolare – la terribile Distrofia di Duchenneche progressivamente lo ha privato della sua autonomia, fino a paralizzarlo a letto e ridurlo, negli ultimi tempi, dipendente da un respiratore.

carlo vicentini Fonte foto: ANSA

Contestualmente è peggiorato anche lo stato d’animo del padre, fiaccato negli ultimi anni da svariati lutti e sofferenze, che avevano segnato pesantemente la sua psiche. In occasione del terribile terremoto a L’Aquila del 2009, infatti, Carlo Vicentini aveva perso la cognata. Successivamente sono morti, a breve distanza, i suoi due fratelli Gaspare Alfonso.

Nel gennaio 2023, al raggiungimento dei 70 anni, Vicentini è stato mandato in pensione: il lavoro, per lui, era un rifugio sicuro.

Probabilmente, questo evento ha contribuito a far vacillare il già precario equilibrio: sentitosi inutile di colpo, avrebbe avuto più tempo per ‘soffrire’ a causa delle condizioni del figlio disabile.

Costretto a casa, la vita di Vicentini ha iniziato a ruotare costantemente intorno ai patemi del figlio.

La notte della strage 

Nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 marzo, in una tranquilla villetta alla periferia aquilana, si consuma la strage.

Secondo le ricostruzioni apparse sui media, Carlo Vicentini avrebbe atteso che i suoi familiari si addormentassero.

carlo vicentiniFonte foto: ANSA

Col suo revolver calibro 38, regolarmente detenuto, avrebbe prima ucciso nel sonno la moglie Carla, 63 anni.

Quindi avrebbe fatto lo stesso col figlio disabile, Massimo. Infine la secondogenita Alessandra, 36 anni, resasi conto di quanto stesse accadendo, avrebbe cercato di sfuggire disperatamente alla furia omicida del padre, ma senza riuscirci.

Compiuta la strage, Carlo Vicentini si sarebbe suicidato.

Il fratello del medico si sarebbe accordo di quanto successo solo 24 ore dopo, una volta recatosi nella casa teatro dell’eccidio.

Analisi criminogenetica della strage

Lo status quo psichico di Vicentini sarebbe stato minato da una serie di eventi e situazioni che, insieme a disturbi della sfera psichiatrica, avrebbero trasformato un uomo mite e tranquillo in una spietata macchina di morte.

Molti esperti definiscono questi individui “soggetti maltrattati dalla vita”.

In questi contesti, c’è sempre un elemento scatenante, un ennesimo trauma esistenziale fa detonare la carica distruttiva accumulata negli ultimi anni e la fa deflagrare senza alcun tipo di controllo.

Tecnicamente si parla di “fattore di stress scatenante”.

Verosimilmente, per Vicentini potrebbe essere stato il pensionamento, vissuto in modo ostile e avverso: avrebbe acuito la sua angoscia esistenziale.

Al tempo stesso, lo avrebbe condotto ad avere maggiore consapevolezza dell’infinito dramma del primogenito, ridotto immobile a letto, in condizioni laceranti per il suo stato d’animo genitoriale.

Analisi psicocriminodinamica dello stragista 

Questi individui vengono classificati come ‘family mass murderer’, ossia ‘stragisti familiari‘.

Possono ricondursi a due tipologie di eccidi:

  • ‘staged’ (‘programmati’);
  • ‘spontaneus’ (‘improvvisati’).

Nel caso di Vicentini, la strage è stata quasi sicuramente premeditata.

Un’attenzione particolare va anche rivolta al periodo nel quale questi crimini vengono perpetrati: quasi sempre in coincidenza con festività importanti, come Natale e Pasqua.

Il motivo? Mentre la maggior parte degli individui, nonostante il carico di problemi quotidiani che grava su ciascuno, si accinge a festeggiare e a celebrare la ricorrenza al meglio, questi soggetti, al contrario, si rendono conto maggiormente di come la loro situazione sia drammaticamente diversa dagli altri e non riescono a elaborare pensieri e ideazioni di divertimento, esasperando il senso di sofferenza e disperazione.

Conseguentemente, si abbassa ancora di più il già carente meccanismo di controllo e per converso aumenta il desiderio di scatenare la rabbia repressa contro tutti e tutto.

Nel caso della strage di Vicentini questo elemento di odio generalizzato emerge dal tono del biglietto d’addio, da cui si evince un’avversione generalizzata verso il mondo e l’umanità.

Su un foglietto, a quanto pare scritto di pugno, l’uomo avrebbe spiegato il gesto: una sorta di “protezione” dei familiari da una società “malata” e corrotta.

carlo-vicentini-omicidio Fonte foto: Twitter Franco Scarsella / ANSA
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