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Il delitto della vigilessa Sofia Stefani uccisa ad Anzola, ferite e macchie nere sulle mani: le ultime novità

Sofia Stefani e Giampiero Gualandi lottarono per sottrarsi la pistola? Trovate tracce sulle mani della vigilessa, le novità sull'omicidio di Anzola

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Ci sono novità nelle indagini sul delitto di Sofia Stefani, la vigilessa di Anzola dell’Emilia uccisa all’interno di un ufficio del comando da un colpo partito dalla pistola dell’ex comandante Giampiero Gualandi. Secondo una prima relazione sull’esame autoptico depositata mercoledì 5 giugno, sulle mani della donna sarebbero presenti tracce utili agli investigatori.

Su una mano ci sarebbe una ferita, sull’altra delle macchie nere che probabilmente corrispondono alla polvere da sparo. La relazione è stata depositata dal pm Stefano Dambruoso presso il Tribunale del Riesame, lo stesso cui si era rivolto Claudio Benenati, l’avvocato dell’ex comandante Giampiero Gualandi attualmente in carcere, per chiedere la liberazione del suo assistito.

‘Repubblica’ scrive che la ferita consiste in un taglio che potrebbe essere stato provocato o dal mirino o dallo scarrellamento della Glock d’ordinanza di Gualandi. Questi dettagli potrebbero andare a favore di Gualandi, che ha sempre sostenuto che il colpo sarebbe partito accidentalmente durante una colluttazione nel contesto della quale i due avrebbero cercato di strapparsi l’arma a vicenda, fino all’affermarsi della tragedia della morte della 33enne.

L’ipotesi non è definitiva: gli elementi ottenuti dovranno essere confermati da altri esami e da una perizia balistica. I due potrebbero aver lottato all’apice di una lite dovuta alla volontà di Gualandi di interrompere la relazione clandestina con Sofia Stefani, che invece avrebbe voluto continuare a frequentarlo.

vigilessa-sofia-stefani-uccisa-anzola-polvere-ferite Fonte foto: Facebook Stefani Sofia / ANSA
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