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Eric Zemmour, candidato di estrema destra: a Parigi primo comizio in aprile

Scontri, botte e violenze si sono verificate nel primo raduno organizzato nella periferia nord-est di Parigi

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Non è stato un comizio come gli altri quello che si è svolto ieri a Villepinte, periferia nord-est di Parigi. Qui il candidato francese di estrema destra Eric Zemmour ha aperto la propria campagna elettorale in vista delle prossime elezioni presidenziali, in programma il prossimo 10 aprile 2022.

Si sono viste sedie volare, pugni in faccia, fiotti di sangue, inseguimenti con le cinghie in pugno, invocazioni al “nuovo Re di Francia”. Lo stesso Zemmour all’arrivo è stato agguantato al collo da un aggressore. Nel trambusto è rimasto lievemente ferito al polso, mentre per raggiungere il palco che gli era stato riservato ha dovuto attraversare una lunga sala facendosi spazio tra gli spintoni, protetto dagli uomini del servizio d’ordine.

Il nuovo partito e gli sfidanti in campo

Fuori dal comune era anche il luogo dove tutto questo si è svolto. Si tratta del gigantesco ‘Parc des Expositions’, scelto perchè capace di contenere le 15mila persone che invocavano il candidato all’urlo di “Zed! Zed! Zed!”, come la “Z” (che in francese si pronuncia zed) di Zemmour.

‘Reconquete!’ è il nome del suo nuovo partito. Eric Zemmour è ritenuto il vero e proprio outsider nella corsa all’Eliseo. A contendergli la carica più prestigiosa della Repubblica francese sono l’attuale presidente Emmanuel Macron (leader de ‘La Republique En Marche’), la sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo, la candidata repubblicana Valerie Pecresse e infine Marine Le Pen, che proprio con Zemmour si contende la fetta più estrema dell’elettorato.

Dalla tv al palco: le sue parole

Il comizio di Villepinte di ieri è stato il primo appuntamento della campagna elettorale, quello in cui Zemmour era atteso alla trasformazione definitiva da polemista televisivo e scrittore di pamphlet di enorme successo a personalità credibile per ambire alla presidenza della Repubblica.

Dopo aver promesso di voler restituire ai francesi “il più bel Paese del mondo”, il candidato (attorniato da sei maxi schermi giganti e da centinaia di bandiere tricolore) ha attaccato violentemente i “migranti che rubano le nostre radici”, per poi passare ai “giornalisti” e alle “élite che hanno tradito il popolo”, citando sia la “sinistra ipocrita e politicamente corretta” sia la destra che “ha smesso trent’anni fa di fare il suo lavoro”. Infine ha comunque specificato di non sentirsi “né fascista, né misogino, né razzista“.

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