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Elezioni politiche, cos'è il Rosatellum: come funziona la legge elettorale e cosa succede dopo il voto

Come funziona la legge elettorale Rosato, comunemente definita "Rosatellum": tutto sullo sbarramento e sui sistemi proporzionale e maggioritario

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 quasi 47 milioni di italiani saranno chiamati ad esprimere le loro preferenze per formare il nuovo Parlamento.

Parlamento che, a partire da quest’anno, è stato ridimensionato a 600 seggi: 400 alla Camera e 200 al Senato, secondo gli effetti del recente referendum. Gli italiani voteranno tramite il Rosatellum.

Cos’è il Rosatellum

Il Rosatellum, o Legge Rosato, è la legge elettorale promulgata il 3 novembre 2017. Porta il nome del suo relatore, l’allora parlamentare del Partito Democratico Ettore Rosato, poi passato a Italia Viva.

Fonte foto: ANSA
Italiani al voto, immagine di repertorio.

Come tutte le altre leggi elettorali, entrate in vigore o anche solo proposte, anche il Rosatellum presenta il caratteristico suffisso in “um” che richiama termini in latinorum e che abbiamo già conosciuto con altre leggi, come ad esempio il Mattarellum, l’Italicum, il Porcellum, ecc…

Come funziona il Rosatellum

Per fornire una spiegazione semplice del Rosatellum si può dire che la distribuzione dei seggi determinata dalla Legge Rosato prevede un sistema in parte proporzionale e in parte maggioritario.

In pratica parte dei seggi, con i quali saranno eletti i candidati, sarà spartita tra le forze politiche in base alla percentuale che riceveranno a livello nazionale (Camera) e a livello regionale (Senato).

Inoltre un’altra parte dei seggi sarà distribuita ai vincitori di determinati collegi in cui i candidati andranno allo scontro diretto: chi ha anche  un solo voto in più vince e va in Parlamento.

I seggi saranno distribuiti così:
sistema proporzionale, 367 su 600 di cui 245 alla Camera e 122 al Senato;
sistema maggioritario 221 su 600 di cui 147 alla Camera e 74 al Senato;
le circoscrizioni estere esprimono un totale di 12 parlamentari;

Il Rosatellum prescrive che ogni lista presenti il suo programma elettorale, che esprima il suo capo politico e che dichiari con quale altra lista ha creato eventuali alleanze. In caso di alleanze, le liste apparentate possono presentare un unico candidato in ciascun collegio uninominale.

A elezioni concluse, però, chi andasse a fare i conti troverebbe più persone in Parlamento rispetto alle 600 elette tramite il Rosatellum: si tratta dei cinque senatori a vita espressi dalla Presidenza della Repubblica e dell’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano, senatore a vita di diritto a partire dalla scadenza del mandato presidenziale.

Ma questo, naturalmente, non riguarda il funzionamento del Rosatellum.

Rosatellum: soglia di sbarramento

Il Rosatellum prevede una soglia di sbarramento al 3%. Significa che per entrare in Parlamento un partito (o un’alleanza) deve ottenere almeno il 3% dei voti. Si tratta di una soglia relativamente bassa e che, dunque, premia i partiti piccoli.

Un tale sistema favorisce l’esistenza di una moltitudine di partiti piccoli e piccolissimi che, tramite il sistema delle alleanze, può orientare la politica dei partiti più grandi.

In un sistema frastagliato ed eterogeneo un piccolo partito funge da ago della bilancia e il suo apporto, per quanto modesto, può essere determinante.

In via generale la soglia del 3% è uguale per Camera e Senato per le liste singole. Esistono però delle eccezioni in cui lo sbarramento può essere al 10% o al 20%.

Come già mostrato, più della metà dei seggi sarà assegnata tramite il sistema proporzionale.

Rosatellum: il sistema proporzionale

367 seggi sono distribuiti tra quei partiti che hanno superato certe soglie di sbarramento a livello nazionale o regionale. Questi seggi (il 61% del totale) sono assegnati ai candidati delle cosiddette liste “bloccate”, cioè determinate dai capi partito.

Nella parte proporzionale del Rosatellum per l’assegnazione dei posti in Parlamento si divide il numero delle preferenze per il numero dei seggi a disposizione. E poi, proporzionalmente, si assegnano i seggi ai vari partiti in proporzione ai voti presi.

Rosatellum: il sistema maggioritario

Il 37% dei seggi viene assegnato in collegi uninominali maggioritari in cui sarà eletto il candidato che ottiene più voti.

Ai fini elettorali, il territorio italiano è stato convenzionalmente diviso in una serie di collegi, dunque un collegio è solo una porzione del territorio in cui si vota.

Il candidato che in un collegio prenda percentualmente più voti vince e va in Parlamento, gli altri sono sconfitti.

Rosatellum: come si vota

Al momento del voto ci si troverà di fronte a una scheda composta da una serie di riquadri. A ogni riquadro corrisponde un partito che corre da solo o una coalizione. Il candidato per quel collegio (del partito o della coalizione) sarà segnalato.

Ci sarà una scheda per la Camera e una per il Senato. L’elettore potrà scegliere di segnare il simbolo del partito con una croce. Il voto andrà al partito per la parte proporzionale e al candidato sostenuto dal partito all’uninominale.

L’elettore potrà anche segnare con una croce solo sul nome del candidato e in questo caso il voto per il proporzionale sarà distribuito tra i partiti che sostengono il candidato.

Proibito il voto disgiunto: gli elettori non possono, cioè, votare un partito per la parte proporzionale e un candidato di un’altra coalizione per la parte uninominale.

Cosa succede dopo il voto

Dopo il voto il Capo dello Stato convocherà il capo del partito o, più realisticamente, i capi della coalizione che abbia preso più preferenze.

E affiderà alla persona scelta dalla coalizione come candidato premier il compito di effettuare una serie di consultazioni volte a sondare la possibilità di creare un governo stabile e duraturo.

A questa persona sarà anche chiesto di fornire una lista di ministri, che il Colle valuterà con attenzione.

In mancanza di accordo fra i partiti della coalizione vincente in merito alla scelta del premier, il Presidente della Repubblica si adopererà in prima persona per cercare di individuare una personalità capace di garantire stabilità politica.

Ecco perché, in caso di litigi interni alle coalizioni, il nuovo Presidente del Consiglio potrebbe non essere il politico a capo del partito che prenderà più voti nella coalizione vincente. Potrebbe, in tale caso, essere una personalità terza scelta per mediare fra le istanze dei partiti.

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