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Parlare diffonde il coronavirus, quanti minuti rimane nell'aria

Le goccioline che emettiamo potrebbero rimanere fino a 14 minuti sospese nell'aria, arrivando fino a 8 metri di distanza

Continuano gli studi sulle modalità di contagio del nuovo coronavirus. La comunità scientifica concorda sul ruolo centrale dei droplet – cioè le goccioline che emaniamo parlando, starnutendo e tossendo – nel processo infettivo. Ma per quanto tempo queste particelle rimangono pericolose per gli altri? E che distanza riescono a percorrere? Nuovi studi consigliano maggiore cautela nelle misure di distanziamento sociale.

Come quello pubblicato su Pnas, rivista di divulgazione della United States National Academy of Science, condotto da alcuni esperti della Università di Stanford. Secondo i ricercatori californiani, spiega il Corriere della Sera, i droplet sarebbero in grado di rimanere sospesi nell’aria tra gli 8 e i 14 minuti.

Lo studio potrebbe spiegare come i positivi asintomatici o con sintomi lievi riescano a infettare così facilmente gli altri, soprattutto in spazi piccoli e chiusi. Gli scienziati hanno lavorato in condizioni sperimentali, e non è ancora chiara la quantità di virus necessaria per infettare un individuo sano nella realtà.

I risultati della Università di Stanford, sottolinea il Corriere della Sera, concordano sull’utilità della mascherina per ridurre la diffusione del Sars-Cov-2.

Che distanza percorrono i droplet con il coronavirus?

Proprio le distanze sono al centro di un altro studio, del Mit, pubblicato sul Journal of American Medical Association. I ricercatori hanno scoperto in questo caso che una nuvola di goccioline creata da uno starnuto può propagarsi nell’aria e percorrere dai 6 agli 8 metri.

I droplet, riporta il Corriere della Sera, possono essere di diverse dimensioni. Quelli grandi si depositano più velocemente di quanto evaporino, e contaminano le immediate vicinanze di un paziente infetto, comprese le superfici, come maniglie e oggetti. Quelli più piccoli invece si trasformano in particelle di aerosol, facilmente inalabili e più leggere.

Quante goccioline produciamo quando parliamo?

Altri studi hanno mostrato che un colpo di tosse può produrre 3mila goccioline, e uno starnuto ben 40mila. Per capire quante ne vengano prodotte durante una chiacchierata, i ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno chiesto a un gruppo di volontari di ripetere uno slogan sentito frequentemente negli scorsi mesi nel mondo anglosassone.

Si tratta di “Stay healthy“, ovvero “Rimanete in salute”, un appello fatto da governanti e istituzioni mentre invitavano la popolazione a rimanere a casa e utilizzare i dispositivi di protezione individuale.

Gli esperti di cinetica delle molecole biologiche, grazie a una lampada in grado di individuare i droplet emessi dai partecipanti allo studio, hanno calcolato che i volontari emettevano circa 2.600 goccioline al secondo. Basandosi su ricerche precedenti, hanno stimato poi che una persona infetta potrebbe produrre in un minuto di conversazione ben 1.000 goccioline contenenti il coronavirus.

“Queste osservazioni confermano che esiste una sostanziale probabilità che il parlare normale causi la trasmissione di virus nell’aria in ambienti chiusi“, hanno concluso gli scienziati, come riporta il Corriere della Sera.

Anche in questo caso l’esperimento è stato condotto in laboratorio, in condizioni ben diverse dalla quotidianità, con un rischio molto più alto rispetto a stanze ben ventilate o all’aria aperta. Tuttavia i ricercatori hanno precisato che le stime sono state fatte al ribasso, perché esistono persone con carica virale molto alta, che potrebbero essere capaci di produrre diverse migliaia di droplet in più contenenti il coronavirus rispetto alla media dei positivi.

VirgilioNotizie | 15-05-2020 16:06

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