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Dopo 30 anni il Giappone riapre la caccia alla balena

La caccia riprende con dei limiti numerici e così, secondo le autorità giapponesi, è assolutamente sostenibile

Il Giappone riprende la caccia alla balene dopo trent’anni di stop, uscendo ufficialmente dalla Commissione internazionale sulla caccia ai cetacei (IWC) a cui aveva aderito negli anni ’50, per impedire che questa consuetudine, estremamente radicata in Giappone, recasse danni alla specie.

Dal 1988 però in Giappone si continuavano ad uccidere balene per “ricerca scientifica”: il paese è comunque uno dei massimi consumatori di carne di balena e la caccia al cetaceo viene considerata parte integrante della loro cultura. La caccia è stata ripresa con finalità commerciali, con l’imposizione però di un limite numerico: in un anno non potranno essere cacciati più di 228 esemplari. Rispettando questo limite, hanno dichiarato le autorità giapponesi, “si potrebbe continuare la pratica per altri cento anni senza impattare la sostenibilità”

Il vice capo di gabinetto Yasutoshi Nishimura ha assicurato che la caccia commerciale verrà condotta su base scientifica e con “un’appropriata gestione delle risorse per non generare effetti dannosi”.

Già stamattina, alle prime ore dell’alba, cinque navi sono partite dall’isola di Hokkaido, altre dal porto di Shimonoseki, tutte salpate con l’obiettivo della caccia ai cetacei: gli animali verranno uccisi nella zona economica detta esclusiva e non più nell’Oceano Antartico.

 

VirgilioNotizie | 01-07-2019 18:27

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