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Dj Fabo, Cappato e le lettere dei preti dopo l'assoluzione

Dopo la decisione della Corte d'Assise, il Radicale ha svelato nuovi particolari

Il Radicale Marco Cappato, dopo che la Corte d’Assise di Milano lo ha assolto nei giorni scorsi dall’accusa di aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo, ha svelato alcuni nuovi dettagli in una lunga intervista a Repubblica.

“È stata lunga e dura e non è certo finita”, ha rivelato Cappato, come riporta Ansa. “Mi hanno dato dell’assassino, mi hanno paragonato a Caronte. Dicevano che godevo a convincerli a morire per mettermi in mostra. Calunnie più o meno stupide, più o meno insidiose”.

“Ma a poco a poco tutti hanno capito”, ha aggiunto Cappato, che ha specificato: “E ora mi scrivono anche i preti per ringraziarmi“.

Alla domanda su quante persone ha “accompagnato”, ha risposto così: “Accompagnate solo due. Piera Franchini, ammalata terminale di cancro di 75 anni, una comunista di Rifondazione. La portai in macchina e litigammo tutto il tempo. C’era una tempesta di neve, guidavo la Honda di mio padre e sbagliammo strada. Quando poi arrivammo alla Dignitas, Piera disse che non avrebbe bevuto nulla. Chiese che le praticassero un’iniezione”.

“Ma la legge svizzera non prevede l’eutanasia passiva“, ha continuato Cappato. “Per esempio a Fabio, che non poteva certo bere, fecero mordere una gomma che azionava la macchina iniettiva. Nel caso di Piera mi venne il dubbio che forse non era sicura e allora la riportai a Milano. Poi ci tornò, ma senza di me”.

“Non ho visto morire nessuno”, ha raccontato. “Neppure Fabo. Aveva accanto la fidanzata e la madre. Con un cenno mi chiese di andarmene. Mi misi dietro la porta e gli sono grato anche per questo”. Morire, risponde anche, costa “circa mille euro, spese di viaggio comprese”.

VIRGILIO NOTIZIE | 28-12-2019 09:31

Le notizie più importanti dell'anno: cos'è successo nel 2019 Fonte foto: Ansa
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