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Disappunto di Rita Bernardini per la denuncia: "Meritavo arresto"

L'esponente dei Radicali è stata denunciata per la coltivazione di sostanze stupefacenti

“Esprimo tutto il mio disappunto per la decisione della Procura di Roma di non procedere al mio arresto”, così la radicale Rita Bernardini ha contestato il mancato provvedimento preso nei suoi confronti dopo la denuncia per la coltivazione di sostanze stupefacenti. A raccontare l’episodio è la stessa ex deputata che lamenta: “Cosi si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere uguale per tutti”.

Bernardini, questa mattina, è stata portata nella caserma dei carabinieri. La notizia era stata confermata, come riporta l’Ansa, dal suo legale: “È stata portata in caserma dai carabinieri, dopo che i militari hanno controllato la sua abitazione e ne sono usciti con delle buste di cannabis che lei coltiva a scopo terapeutico, come ha più volte affermato senza farne mistero”.

In un post su Facebook, inoltre, la radicale aveva scritto, allegando le foto delle piante di cannabis che coltiva nel suo terrazzo: “Forse è la volta buona. Telefonata dei carabinieri: lei è in casa? No, veramente sono sul treno per andare a Parma (laboratorio Spes contra Spem nel carcere), sto fuori 2 giorni. Deve venire qui! Ho fatto appena in tempo a scendere dal treno e ora sono su un taxi verso casa. #cannabis regolamentata! Accesso alle cure!!!”.

Dopo averla sentita in caserma è però arrivata la decisione di non procedere con l’arresto e questo ha scatenato la reazione dell’ex deputata. “Sono stata denunciata a piede libero per la coltivazione di sostanze stupefacenti, 32 piante tra un metro e un metro e venti – ha detto Rita Bernardini – A verbale del sequestro ho fatto allegare una dichiarazione: esprimo tutto il mio disappunto per la decisione della Procura di Roma di non procedere al mio arresto, come accade a tutti i cittadini che vengono sorpresi a coltivare marijuana“.

E nel verbale allegato al sequestro delle piante, come riporta l’Ansa, è inoltre scritto: “La vera disobbedienza civile esige che non ci siano esimenti di tipo politico quando si decide di violare la legge in vigore. Che migliaia di malati non riescano ad accedere ai farmaci cannabinoidi per l’inefficienza dello Stato è semplicemente intollerabile, tanto più che la legge che ne prevede la somministrazione risale al 2007″.

L’avvocato della esponente radicale, Giuseppe Rossodivita, ha poi sottolineato che “come in tutte le disobbedienze civili, coglieremo l’occasione di questo processo, che auspichiamo ci sia, per mettere sotto accusa una legge irragionevole e criminogena, che sembra non voler togliere il monopolio illegale del traffico di sostanze stupefacenti alle mafie e alla criminalità organizzata”.

VirgilioNotizie | 17-07-2019 15:24

VIII Congresso Italiano del Partito Radicale Fonte foto: Ansa
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