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Covid, Zangrillo duro sulla divisione a colori. La sua strategia

Dopo un lungo silenzio stampa, Roberto Zangrillo torna a parlare bocciando la suddivisione per colori delle regioni

Roberto Zangrillo boccia le zone a colori i cui è suddivisa l’Italia e spiega il suo pensiero su quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni sulla base delle regole proposte dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Regole che potrebbero far scattare già da subito la zona rossa in diverse regioni, come per esempio la Lombardia.

In un’intervista ad Adnkronos salute il primario di terapia intensiva e rianimazione dell’Irccs San Raffaele di Milano rompe il lungo silenzio stampa affermando che “si devono mantenere i nervi saldi per seguire attentamente quello che avviene nelle strutture ospedaliere e che un elevato numero di contagi non si traduce necessariamente in un’emergenza sanitaria”. In base a questo, applicare una misura coercitiva su base cromatica potrebbe essere utile ma solo in casi estremi, non come prevenzione.

Zangrillo: “La situazione nel mio ospedale”

“Io lavoro e osservo: le strutture sanitarie della mia regione non sono in sofferenza. Dal 22 dicembre nel mio ospedale ricoveriamo una media di 4 pazienti Covid al giorno. I medici sul territorio fanno la loro parte e purtroppo continuano a morire molte persone indipendentemente dall’infezione virale”, sottolinea Zangrillo.

E riguardo alla possibilità che si entri automaticamente in zona rossa con 250 nuovi contagiati per 100.000 abitanti Zangrillo obietta: “Io sono un povero medico ospedaliero che si preoccupa di gestire con tempestività e qualità la diagnosi e la terapia della patologia. Ma credo che la mitigazione dell’incidenza di patologie gravi da infezione virale dipenda nell’ordine: da cure corrette e tempestive, dalla responsabilità di ognuno e solo in casi estremi si debba applicare la misura coercitiva su base cromatica”.

“Un elevato numero di contagi non si traduce necessariamente in un’emergenza sanitaria. Nervi saldi, grande attenzione ai numeri della clinica, profilassi vaccinale con un piano realistico e non utopistico, credere nell’azione di un sistema sanitario che si occupi con tempestività e rigore di tutte le patologie. Basta con i titoli ad effetto dei media che servono solo a disorientare, spaventare e proporre banalità”, conclude l’esperto.

VirgilioNotizie | 11-01-2021 12:18

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