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Covid, rapporto Gimbe: "Serrata di Natale inevitabile"

La rilevazione della fondazione dal 9 al 15 dicembre registra un rallentamento dei contagi ma anche il numero di decessi più alto d'Europa

“La serrata di Natale è inevitabile se vogliamo evitare la terza ondata” è la conclusione del monitoraggio settimanale della fondazione indipendente Gimbe sull’epidemia da coronavirus in Italia, riferito al periodo dal 9 al 15 dicembre.

Il report rileva ventimila decessi nell’ultimo mese e una curva dei nuovi contagi da Covid-19 che decresce, ma troppo lentamente. Spiega così il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta:”In questo scenario la serrata di Natale è l’unica possibilità per non affacciarsi al nuovo anno con ospedali ancora saturi e servizi sanitari che rischiano di andare in tilt per la coincidenza tra riapertura delle scuole, picco dell’influenza e avvio della campagna di vaccinazione anti-Covid“.

Secondo i dati del monitoraggio nell’ultima settimana si sono registrati 113.182 nuovi casi contro i 136.493 di sette giorni fa, a fronte però di una riduzione di oltre 88mila casi testati: 462.645 rispetto ai 551.068 della scorsa settimana.

“Sicuramente le misure restrittive introdotte dal Dpcm del 3 novembre 2020 hanno frenato la diffusione del contagio – commenta Cartabellotta – ma la lenta e irregolare discesa della curva, unita ad un rapporto positivi/casi testati stabile da tre settimane, suggeriscono che le misure di mitigazione abbiano ormai dato il massimo risultato e ora, con le progressive riaperture, verosimilmente la curva prima rallenterà la sua discesa per poi tornare inesorabilmente a salire”

Il rapporto dei positivi su casi testati rimane stabile intorno al 24,5%, mentre dal punto di vista delle ospedalizzazioni diminuiscono del 9% i ricoverati con sintomi (27.342 contro 30.081) e del 10% i posti letto occupati nelle terapie intensive (3.003 contro 3.345). Il picco dei posti letto occupati sembra ormai alle spalle: è stato raggiunto rispettivamente il 23 e il 25 novembre.

La pressione sanitaria rimane comunque alta: la soglia di occupazione dei pazienti Covid-19 supera il 40% nei reparti di area medica in 10 Regioni e oltre il 30% nelle terapie intensive in 14 Regioni.

“Anche sul fronte ospedali, l’entità del rallentamento non lascia spazio a grandi entusiasmi – sintetizza Renata Gili, Responsabile ricerca sui servizi sanitari della fondazione Gimbe – Peraltro non è possibile definire quanto la ridotta pressione su ricoveri e terapie intensive sia un effetto delle misure di contenimento e quanto dipenda invece dall’elevato tasso di mortalità dei pazienti ospedalizzati“.

In lieve riduzione i decessi, che hanno però raggiunto quota 20mila nell’ultimo mese e più di 31mila nella seconda ondata a partire dal 1 settembre, proiettando l’Italia al primo posto in Europa per decessi totali da Covid-19 (65.857) e per tasso di letalità (3,5%). Dati che non fanno stare tranquilli.

Non è più il tempo di giocare con i colori disorientando la popolazione. Governo e Regioni non possono limitarsi a temere la terza ondata, devono arginarla” è la conclusione del presidente Cartabellotta.

VirgilioNotizie | 17-12-2020 11:02

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