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Covid, perché Omicron 5 si diffonde anche in estate nonostante il caldo: la differenza con le altre varianti

Ecco perché nell'estate 2022, malgrado le temperature elevate, i casi Covid continuano ad aumentare: la differenza tra Omicron 5 e le altre varianti

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Se nell’estate del 2021 avevamo assistito a un significativo indebolimento del Covid, con la conseguente diminuzione dei contagi, quest’anno l’aumento delle temperature non è bastato a scacciare l’infezione, individuata nella sottovariante Omicron 5. Ma perché a differenza delle altre mutazioni del virus, questa riesce a diffondersi così tanto nonostante il caldo? Per avere la risposta occorre comprendere le sue caratteristiche.

Covid e caldo: l’alta contagiosità di Omicron 5

La questione è stata presa in esame in un articolo di Repubblica, che ha fatto il punto sul parere degli scienziati in merito all’andamento della pandemia.

La chiave dell’incremento dei contagi in Italia malgrado le temperature elevate risiede nell’elevata contagiosità di Omicron 5, di gran lunga superiore a quella delle passate varianti. Se il virus che si è originato a Wuhan aveva un Rt pari 2 e la Delta a 7, questa mutazione è a 15-17. Numeri simili a quelli del morbillo e della varicella.

Secondo il virologo dell’Università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco “contro Omicron 5 non si può fare molto d’estate, cioè il periodo caldo nel quale si vive di più all’aperto”.

Colpito anche chi ha già contratto il virus

La mutazione colpevole della risalita della curva riesce a infettare anche chi è già stato contagiato.

Come ha fatto notare il primario di virologia dell’ospedale di Pisa Mauro Pistello la via potrebbe essere quella dell’endemizzazione, “cioè una malattia che si ripresenta nel tempo, come l’influenza“.

Il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli ha evidenziato che “oggi abbiamo percentuali di reinfezioni all’8,4%”, a differenza di quelle registrate quando circolava la Delta, che si attestavano al 2%”.

La durata dell’ondata è un’incognita

Sotto la lente degli esperti è finito il Portogallo, il primo in Europa ad essere colpito dalla nuova sottovariante: lì la curva dei contagi è salita vertiginosamente per poi riscendere dopo circa 2 mesi.

In Italia la crescita del tasso di positività ha preso il via nei primi giorni di giugno: se la situazione dovesse evolvere come nel paese portoghese, il numero dei casi dovrebbe riabbassarsi verso la fine di luglio.

Non è da escludere tuttavia che il virus possa continuare a circolare con dati importanti anche più a lungo: a preoccupare è soprattutto il periodo autunnale, quando le temperature si abbasseranno e riprenderanno a circolare le classiche forme virali.

La situazione resta comunque particolarmente difficile da prevedere: per esempio se la Germania si ritrova ad affrontare una situazione simile a quella italiana, ad oggi nel Regno Unito non sono ancora emersi segnali di un’ondata legata alla diffusione di Omicron 5.

I sintomi di Omicron 5: la differenza con le altre varianti

La sintomatologia della nuova sottovariante Covid è in parte differente da quelle delle altre mutazioni del virus. Secondo i dati raccolti, a differenza della Delta, Omicron 5 non provoca la perdita di gusto e olfatto.

Tuttavia si presenta con i sintomi tipici delle forme virali, proprie anche di tutte le altre varianti: febbre alta, debolezza, dolori muscolari e articolari, e mal di gola. Più rari invece mal di testa, tosse e raffreddore.

A prescindere dagli effetti, la mutazione tende comunque a non andare oltre le vie aeree superiori, fermandosi dunque prima dei polmoni. Un quadro decisamente differente dalle prime forme di Covid circolate tra il 2020 e il 2021. Per questo motivo i casi registrati risultano oggi meno complessi.

La fascia di popolazione maggiormente predisposta a sviluppare forme gravi dell’infezione è quella che comprende le persone fragili, vale a dire quelle che soffrono di patologie croniche e quelle anziane.

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covid-caldo-omicron-5 Fonte foto: ANSA
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