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Covid, Massimo Giannini torna sulla malattia: "Come un pestaggio"

Il direttore della Stampa, Massimo Giannini, ha raccontato i giorni della malattia, dal tampone alla terapia intensiva: "Ero convinto di stare bene"

Massimo Giannini, direttore della Stampa, è guarito dal Covid. Sono servite due settimane in ospedale per rimetterlo in forze. Il giornalista è tornato sulla sua esperienza personale, che nei giorni scorsi è stata più volte condivisa dagli utenti sui vari social, anche durante ‘Piazzapulita’, la trasmissione in onda su La 7.

Covid, Giannini e il ricovero: “Ero convinto di stare bene”

“Sto ogni giorno meglio, sono soddisfatto del decorso”, ha esordito il direttore della Stampa, Massimo Giannini, durante ‘Piazzapulita’. Il giornalista ha aggiunto di aver passato i primi nove giorni a casa dopo lesito del tampone, positivo, e della tac, che non evidenziava danni ai polmoni.

Scongiurato il ricovero, però, i sintomi sono via via peggiorati: “Una progressione di disturbi sempre più acuti e dolorosi. Quando la malattia ha iniziato ad aggredire anche i polmoni, allora sono stato ricoverato: ho passato 6 giorni in terapia intensiva, poi 4 in sub-intensiva, quindi 3 in reparto. Ma ora il peggio è alle spalle”.

Covid, Giannini: “Progressione di sintomi, come un pestaggio”

Il racconto di Massimo Giannini è proseguito: “Questo virus cambia di passo, la cosa sorprendente di questa malattia è l’alternanza dei sintomi da un giorno all’altro”.

Nei primi due giorni della malattia, il giornalista ha detto di aver avuto “l’impressione di stare bene. Dal terzo sono iniziati dolori molto forti al petto, al torace e alla schiena, in tutto il corpo. Poi una progressione: nausea, vomito e la fase acuta della febbre”.

“Ti sembrava di stare bene, poi un’ora dopo stavi di nuovo come se arrivassero degli energumeni e iniziassero a picchiarti su tutto il corpo: un alternarsi continuo di sintomi e stati d’animo“, ha concluso Giannini.

Covid, Remuzzi: “I più contagiosi sono i ragazzi tra i 20 e i 29 anni”

Nella stessa trasmissione è intervenuto Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, in collegamento da Bergamo. L’ospite ha parlato di “uno studio che sta per essere pubblicato” e che “suggerisce che la fascia d’età che più delicata per la trasmissione del virus è quella tra i 20 e i 29 anni, mentre non lo sono le persone fino ai 19 anni”.

Quindi, secondo la ricerca, sarebbero proprio i giovani della ‘movida’ a causare più contagi rispetto ad altre fasce d’età. In tal senso, ha aggiunto Remuzzi, ben venga la scelta del governo di chiudere bar e ristoranti dopo le 18. Anche se “i ragazzi hanno comunque bisogno di vivere”.

“Sicuramente ci sono anche giovani negli ospedali – ha concluso -, ma quelli che muoiono sono in gran parte gli over 65“.

VIRGILIO NOTIZIE | 29-10-2020 22:40

covid-massimo-giannini-remuzzi Fonte foto: Ansa
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