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Covid, cura monoclonale: cos'è il cocktail a base di anticorpi

La Germania compra 200 mila dosi della monoclonale: cos'è, come funziona, pro e contro della cura a base di anticorpi

Se ne sta parlando molto negli ultimi giorni, soprattutto per l’iniziativa della Germania, ma non solo. La cura a base di anticorpi monoclonali potrebbe essere la nuova frontiera della lotta al Covid-19. Si tratta del rimedio somministrato all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante il ricovero successivo all’infezione da coronavirus. Domenica la notizia che il governo di Angela Merkel ha acquistato 200 mila dosi per la cura monoclonale, a un costo di 400 milioni di euro.

Si muove anche l’Italia, ma con più prudenza. Venerdì il Sole24Ore dava notizia di un investimento da 15 milioni in Tls Sviluppo Srl da parte di Invitalia. Si tratta del braccio operativo della fondazione no-profit Toscana Life Sciences impegnata in una ricerca per una cura a base di anticorpi monoclonali in grado di contrastare gli effetti del coronavirus sull’organismo. Con questa mossa, l’agenzia mette le mani su 200 milioni di dosi nel 2021 e un numero ancora imprecisato nel 2022 e acquisisce il diritto di prelazione per gli anni a venire.

Nella stessa direzione si muove l’Aifa. Dal 15 gennaio, sul suo portale, l’Agenzia del farmaco italiana promuove uno “studio clinico randomizzato”, a scopo di “verificare se gli anticorpi monoclonali possano rappresentare una reale opzione terapeutica nella prevenzione della progressione del Covid-19 nei pazienti in fase precoce di malattia”.

Diversamente dalle autorità italiane, più caute rispetto a un via libera, la “Food and drug administration (Fda)” americana ha autorizzato gli anticorpi per il “trattamento di emergenza” dei pazienti “non gravi” affetti da Covid-19.

Ma cos’è la cura a base di anticorpi monoclonali? Quali sono i presunti vantaggi? E quali criticità presenta?

Cos’è la cura a base di anticorpi monoclonali

La cura a base di anticorpi monoclonali è sviluppata a partire dagli anticorpi dei pazienti che hanno resistito al Covid. Tramite un’implementazione in laboratorio delle proteine naturali, ha lo scopo di aiutare il sistema immunitario dei pazienti con anticorpi efficaci nella fase precoce della malattia.

Nel caso dell’infezione da Sars-CoV-2 sono state infatti individuate due fasi cliniche. La prima è caratterizzata da perdita dell’olfatto e del gusto e da un malessere generale che si accompagna, tra gli altri sintomi, a dolori muscolari. Successivamente, si presentano difficoltà respiratorie e febbre molto alta, eventualmente associate a danni agli organi interni provocati da un eccesso di risposta immunitaria.

Secondo Lorenzo Dagna, Primario dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare dell’Ospedale San Raffaele di Milano, intervistato dal sito della “Casa di cura – La Madonnina” (presso la quale svolge il compito di specialista), gli anticorpi monoclonali “hanno un’efficacia molto alta nelle fasi precoci dell’infezione”. Al contrario si rivelano inefficienti nel secondo stadio della malattia, quando sembra più urgente ridurre la risposta del sistema immunitario.

Nello specifico, la cura monoclonale sembra impedire al virus di legare con le cellule dell’organismo, amplificando la risposta del sistema immunitario tramite le cellule che hanno il compito di fagocitare il veicolo dell’infezione.

I vantaggi della cura a base di anticorpi monoclonali

Attualmente sono in campo diverse sperimentazioni sull’efficacia degli anticorpi monoclonali. Tra queste, oltre quella della già citata Toscana Life Sciences, anche Regeneron, Eli Lilly, AstraZeneca e Prometheus.

Gli anticorpi di Regeneron sono quelli sperimentati dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al tycoon sono stati somministrati nella dose massima consentita dalle sperimentazioni: 8 grammi.

In uno studio clinico avanzato su 275 pazienti e pubblicato sul New England Journal of Medicine, il cocktail di anticorpi si è dimostrato efficace nell’aver “ridotto la carica virale, con un effetto maggiore sui pazienti la cui risposta immunitaria non era stata ancora iniziata o che aveva un’alta carica virale al basale” .

Incoraggianti anche i dati di Eli Lilly, secondo i quali la cura monoclonale ha ridotto del 72% il rischio di ospedalizzazione misurato su un campione di 472 pazienti. Nel caso di AstraZeneca c’è chi ha parlato di una sorta di vaccino a breve termine.

La multinazionale americana ha accennato a una protezione lunga dai 6 ai 12 mesi, dati che aspettano di essere confermati da due sperimentazioni sul campo portate avanti dalla University College London Hospitals iniziati a dicembre dello scorso anno. La cura di Eli Lilly è stata autorizzata dall’European Medical Agency, l’ente responsabile della valutazione dei medicinali.

Uno scudo in grado di durare nel tempo è ciò che rende appetibile anche il brevetto Prometheus nato da una collaborazione tra alcuni laboratori accademici, lo United States Army Medical Research Institute of Infectious Diseases e una compagnia che si occupa di anticorpi localizzata nel New Hampshire, di nome Adimab. Si parla di una protezione in grado di durare sei mesi. Ulteriori risultati erano attesi per dicembre dello scorso anno ma ancora non si hanno notizie sull’esito degli ultimi test.

Gli svantaggi della cura a base di anticorpi monoclonali

Innanzitutto, uno degli svantaggi è rappresentato dai costi. La cura a base di anticorpi monoclonali è molto più dispendiosa del vaccino. La Germania ha pagato 400 milioni di euro per 200 mila somministrazioni, per un costo di mercato di 2mila euro per ogni singola unità.

Il secondo aspetto è rappresentato da un’efficacia che va da qualche settimana a un anno. I tempi della campagna di profilassi in Italia sono di diversi mesi. Gli esperti più ottimisti hanno prefigurato l’immunità di gregge entro settembre, ma i ritardi già verificatisi da parte di Pfizer-BioNTech e AstraZeneca potrebbero aver messo in discussione il cronoprogramma del governo già nelle prime fasi.

Restano da valutare eventuali effetti collaterali della cura a base di anticorpi monoclonali. Secondo il professor Dagna, c’è una scarsa possibilità dell’insorgenza di sintomi seri. Non è escluso il manifestarsi di febbri, allergie e malesseri generali, in quanto conseguenze normalmente associate a questo tipo di trattamenti. Tuttavia si tratterebbe di conseguenze di entità generalmente minima.

A queste condizioni, gli esperti considerano il vaccino una soluzione non soltanto più economica, ma anche con più chance di essere definitiva, mentre la percorribilità della cura monoclonale è ancora in fase di valutazione.

Sicuramente potrebbe trattarsi di un importante mezzo a disposizione delle amministrazioni per ridurre la pressione su ricoveri e terapie intensive, quindi in grado di accompagnare l’arma numero uno, il vaccino appunto, a disposizione dei provatissimi sistemi sanitari nazionali.

VirgilioNotizie | 25-01-2021 16:49

Covid, quali sono i sintomi che persistono dopo la guarigione Fonte foto: ANSA
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