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Cos'è la sindrome post Covid e quali sono i suoi sintomi

La sindrome post Covid è una condizione non ancora riconosciuta ma studiata: ecco di cosa si tratta

Migliaia di persone, in tutto il mondo, denunciano la condizione di chi soffre di quella che in Italia è chiamata “sindrome post Covid“. Lo scrive il ‘Corriere della Sera’ che prova a far chiarezza su questa condizione non ancora riconosciuta ma studiata. Chi soffre di questa sindrome, all’estero, viene chiamato “Long Covid” o “Long Haulers” (“trasportatori a lunga distanza“). Si tratta di persone ufficialmente guarite dal coronavirus e negative al tampone, che, ciò nonostante, accusano sintomi persistenti e disturbi che durano oltre tre mesi.

Sindrome post Covid: quali sono i sintomi

Alcuni dei sintomi che accomunano le persone che soffrono di “sindrome post Covid” sono la stanchezza, la debolezza, il fiato corto, gli eritemi, la perdita di memoria, l’ansia e i dolori muscolari.

Sindrome post Covid: alcune storie italiane

Sul ‘Corriere della Sera’ è raccontata la storia di Gabriella Aglianò, una donna di 51 anni che abita in provincia di Catania. Si è ammalata di Covid-19 il 13 marzo ed è stata in ospedale 39 giorni, con diagnosi di polmonite interstiziale bilaterale. Il 21 aprile, dopo due tamponi negativi, è tornata a casa ma ancora adesso, dopo ben 5 mesi dal giorno dell’esordio dei sintomi, non si sente “guarita”.

Il racconto di Gabriella: “Ho una grande stanchezza. Sto sdraiata perché mi affatico, ho dolori articolari, perdo i capelli a mazzi, tanto che non volevo più pettinarmi. Ho anche avuto un’eruzione cutanea alla gamba destra. Mi danno fastidio i suoni, le luci e i rumori, ma soprattutto non tengo a mente quello che mi dicono, cancello tutto subito. Si figuri che quando sono tornata ho chiesto se avessero cambiato i mobili: non riconoscevo più casa mia”.

Valentina, invece, ha 45 anni. Il 13 marzo ha iniziato ad accusare febbre, che è durata oltre un mese. Quando si è presentata a Milano in Pronto Soccorso con febbre a 40 non aveva la polmonite e l’hanno rimandata a casa perché “non c’era posto”. Dopo un mese e giorni di febbre alta, ha fatto due tamponi di controllo risultati negativi, ma la febbre c’era ancora e la sera saliva fino a 38.

La sua storia: “La febbre e le bolle sulla pelle sono rimaste fino a luglio. Ho iniziato anche a perdere i capelli. Mi sono svegliata e avevo le ciocche a terra. In vacanza con mio figlio sono stata tre settimane sdraiata. E la memoria: mentre leggo, le parole mi sfuggono, non ricordo i concetti e quindi ci rinuncio. Per lavorare devo rileggere continuamente. Mi confondo, prima avevo una buonissima memoria”.

VIRGILIO NOTIZIE | 28-08-2020 11:04

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