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Ricciardi contro la riapertura: "Dati regionali poco attendibili"

Il consulente del Ministero della Salute ha invitato il Governo a non riaprire i confini regionali in assenza di numeri concreti

Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute per l’emergenza Covid-19 ed ex direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, ha dichiarato di avere alcune riserve riguardo la riapertura delle regioni a partire dal 3 giugno. Il medico, in un’intervista a Repubblica, ha inoltre lasciato intendere di non ritenere attendibili i dati sul coronavirus forniti da alcune Regioni.

Ricciardi: “Dobbiamo aspettare ancora per gli effetti del 18 maggio”

“Finora è andata bene soprattutto grazie al comportamento degli italiani, che stanno evidentemente rispettando le buone regole per evitare i contagi. È importante però non abbassare la guardia proprio per non vanificare i sacrifici fatti”. Anche se per vedere gli effetti delle riaperture del 18 maggio, ha spiegato Walter Ricciardi, “dobbiamo aspettare ancora qualche giorno. In alcune regioni del Nord si vede un po’ di movimento”.

“Il sistema di indicatori è stato elaborato a livello centrale, giustamente, ma è alimentato da attività di diagnostica e dalle segnalazioni delle Regioni, quindi dipende dalle capacità di gestione dei sistemi regionali. Se sono efficaci ed efficienti, allora i dati sono attendibili”. Ma, il medico ha lanciato l’avvertimento, “se non lo sono, per una serie varia di ragioni, quei numeri non sono attendibili. E ci sono motivi seri per pensare che in alcune regioni questi dati adesso non lo siano”.

La colpa, ha dichiarato Walter Ricciardi a Repubblica, sarebbe della riforma del Sistema Sanitario Nazionale. “Dalla modifica costituzionale del 2001 raramente è successo che il sistema di indicatori abbia funzionato in modo efficiente e tempestivo. In questo caso poi il flusso dei dati non è solo amministrativo, ma riguarda anche l’attività di laboratorio, le diagnosi. Quindi è ancora più complesso” .

Ricciardi: “Troppo presto per prendere una decisione sulla riapertura”

Le inesattezze negli indicatori di contagio e della diffusione del coronavirus potrebbero definire una strategia errata per la riapertura dei confini regionali il 3 giugno. “La politica può prendere decisioni se è certa dei dati. La scelta è giusta se si basa su indicatori giusti. Ma in questo caso, appunto, potrebbero non essere solidi. Se i numeri non sono certi si finisce per fare scelte che possono non essere corrette”.

Anche se il rischio fosse basso, ha spiegato Walter Ricciardi, “è troppo presto per prendere una decisione. Un’apertura in queste condizioni esporrebbe a rischi. Bisognerebbe riaprire quando si è certi che i dati siano validi“.

Ricciardi: “Nessun presupposto per realizzare il passaporto sanitario”

L’esperto ha dichiarato a Repubblica di non essere fiducioso riguardo il “passaporto immunitario” per entrare in alcune regioni proposto dai governatori. “Dal punto di vista tecnico e scientifico non ci sono presupposti per realizzarlo. Tamponi ed esami sierologici non garantiscono, ad esempio, che chi sta incubando la malattia sia sempre rilevato”.

Per l’esperto una possibile strategia per limitare la circolazione del Sars-Cov-2 potrebbe essere quella di tenere chiusa la Lombardia. “Hanno 20mila positivi a domicilio, senza contare gli asintomatici che non sanno di essere contagiati. Questi dati invitano alla massima prudenza. Poi il decisore è politico. La Corea del Sud ha chiuso con 70 nuovi casi e la Cina 40”.

Ricciardi: “Il coronavirus circolerà finché non sare eliminato a livello globale”

Riguardo la situazione in Corea del Sud, dove a Seul è riniziato il lockdown per un nuovo focolaio di coronavirus, “si tratta della dimostrazione di come il virus continuerà a circolare finché non sarà eliminato a livello globale. Ci vuole un’azione mondiale coordinata e anche interventi molto decisi a livello locale”.

“Dal punto di vista di questa malattia 80 casi sono tanti. Del resto questa pandemia è iniziata da un solo caso. Quando si lascia un focolaio epidemico diffondersi, si passa da 2 positivi a 2mila dopo 15-20 giorni“, ha spiegato Walter Ricciardi.

“Se non si controllano i focolai, la malattia da un certo momento non si diffonde più in maniera incrementale ma esponenziale. Per questo vediamo interventi come quello della Corea del Sud oppure quello della Cina, che per pochi contagiati ha bloccato tutta una zona del Paese e fatto 7 milioni di tamponi in 7 giorni“, ha concluso l’esperto su Repubblica.

VIRGILIO NOTIZIE | 29-05-2020 07:36

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