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Coronavirus, "Riapertura non su base regionale": parla Locatelli

Secondo il presidente del Consiglio superiore di sanità, per la Fase 2 bisognerebbe "guardare prima alle professioni" piuttosto che alle regioni

“Oggi, pur nel numero ancora importante di decessi, ci sono 10 regioni, principalmente del centro sud, e la provincia autonoma di Bolzano, in cui il numero di morti giornaliero è inferiore a 10. Un successo importante largamente da attribuirsi alle misure restrizione oltre che alla capacità di tutto il Sistema sanitario di fronte alla situazione emergenziale”. Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli in conferenza stampa alla Protezione civile.

“Il numero di pazienti ricoverati nelle terapie intensive – ha spiegato Locatelli –  è risultato 5 giorni su 5 in calo: ciò documenta una volta di più che c’è una riduzione della pressione sanitaria”.

“Questo dato va visto in prospettiva, perché quando si parla di fase 2 non si sottolinea abbastanza come ridurre la pressione sarà utile, specie in regioni a maggior impatto epidemico, per ottimizzare la gestione dei malati di patologie diverse da Covid-19″.

Il presidente del Css ha detto che “le politiche che verranno scelte dal decisore” per la fase 2 dell’emergenza “dovranno forse avere un carattere nazionale piuttosto che regionale, semmai valorizzando i profili di rischio dei lavoratori. Guardare prima alle professioni piuttosto che alle zone geografiche? Sostanzialmente sì”.

“In una regione con alta incidenza epidemica il rischio contagio è più elevato – ha spiegato -, però in una regione dove il tasso di incidenza è più basso ragionevolmente è ipotizzabile che sia più alto il numero di soggetti che non hanno avuto produzione anticorpale come indicatore di esposizione al virus, quindi una maggior proporzione di soggetti suscettibili a infettarsi”.

“Tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata” di contagi.

“Ci deve essere grande attenzione alla necessità di mantenere un’economia del Paese sostenibile, ma è prioritaria la tutela della salute”, ha aggiunto Locatelli, secondo il quale “è assolutamente importante in questo momento che ognuno faccia quello che è chiamato a fare”.

“I membri del Comitato tecnico scientifico forniscono orientamenti, il decisore politico ha di fatto la necessità, l’onere delle scelte politiche. Ripeto ancora – ha aggiunto – che questo rapporto dialogico con chiara distinzione dei ruoli l’ho sempre trovato molto netto”.

Locatelli ha annunciato che sui test sierologici “il dimensionamento campionario verrà fatto considerando il genere della popolazione, inoltre sei fasce di età che abbiamo deciso di considerare grazie all’indicazione di Istat, poi un numero limitato di profili lavorativi e di differenze regionali; verrà scelto un test con elevata sensibilità, specificità, applicabilità larga su tutto il territorio nazionale, con larghissimo coinvolgimento delle Regioni”.

Poi, parlando dell’alto numero di medici e infermieri deceduti per il coronavirus, Locatelli ha affermato che “nessun operatore sanitario avrebbe dovuto morire per assistere i malati di covid 19”.

“Chi assiste malati come questi deve essere sempre messo nelle condizioni” di poter operare con “dispositivi di protezione individuale” e necessità di una “formazione” perché “è evidentemente che uno scenario di questo tipo non lo avevamo mai vissuto e dunque c’è stato una sorta di learning process”.

“Se qualcosa può essere stato gestito in modo perfettibile o sub-ottimale lo andremo a vedere con l’attenzione che il sacrificio di queste vite merita e perché non si ripeta più”, ha aggiunto.

VirgilioNotizie | 09-04-2020 20:14

Coronavirus, il grafico della Protezione Civile del 9 aprile Fonte foto: Ansa
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