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Coronavirus, quando sapremo se la quarantena funziona

In Cina risultato immediato, ma lo si è capito dopo 12 giorni

La domanda che tutti gli italiani si pongono è: quanto tempo servirà per capire se la quarantena sta funzionando? Il Corriere della Sera riporta i dati di uno studio che ha totalizzato oltre 24 milioni di visualizzazioni. Una ricerca dettagliata, che può aiutarci a capire quale sia l’andamento del coronavirus in Italia.

L’analisi è stata condotta dal 33enne Tomas Pueyo, vicepresidente di Course Hero, piattaforma di insegnamento online oggi valutata 1,1 miliardi di dollari.

Il titolo della ricerca è ‘Perché agire ora’ e analizza vari dati e andamenti del Covid-19 in tutto il mondo, soffermandosi su errori e strategie da adottare.

Il punto di partenza è ovviamente la Cina, più avanti cronologicamente di tutti gli altri e in qualche modo già fuori dall’emergenza.

Coronavirus, cosa dicono i dati sulla Cina

Pueyo, attraverso il suo grafico pubblicato su Medium, mostra come tra il 23 e il 24 gennaio (chiusura di Wuhan e chiusura di 15 città dell’Hubei) i casi reali avessero un picco, per poi iniziare scendere due giorni dopo.

I casi ufficiali, invece, crescevano ancora esponenzialmente per altri 12 giorni. Ma nella realtà non era così perché “l’aumento era dato dalle persone che, avendo sintomi più forti, andavano dal medico e dal miglioramento dei sistemi di rilevamento del virus”.

Inoltre la discrepanza è data dal ritardo temporale tra l’insorgenza dei sintomi (in media 5 giorni dopo il contagio) e l’arrivo dei risultati dei tamponi.

Senza dimenticare come, all’inizio di un’epidemia, i casi reali siano molti di più di quelli stimati. Quando a Wuhan pensavano di avere 444 casi, ne avevano invece 27 volte di più.

Il contrario succede quando la curva dei contagi diminuisce: sono ancora tantissimi quelli ufficiali, ma in realtà stanno calando.

Coronavirus, il caso italiano

L’Italia come deve interpretare questi dati? L’Iss dirama un bollettino che contiene un grafico che indica la data di inizio dei sintomi e i casi diagnosticati aggiornati al 14 marzo.

Il problema con la nostra situazione è che è ancora troppo presto per costruire curve precise. Come sottolinea l’Iss, “i dati più recenti devono essere considerati provvisori. C’è la possibilità di un ritardo di alcuni giorni tra il momento della esecuzione del tampone per la diagnosi e la segnalazione sulla piattaforma dedicata. Il calo che si osserva nelle curve epidemiche negli ultimi due giorni, pertanto, deve essere interpretato come un ritardo di notifica e non come descrittivo dell’andamento dell’epidemia”.

In sostanza, è ancora presto per fare delle stime. Dopo il lock-down i casi si arrestano e diminuiscono subito, lo si vede solamente 12 giorni dopo.

In Lombardia, dove sono scattate le zone rosse e dove in sostanza le misure restrittive sono scattate prima che in altre Regioni non si nota una flessione, ma comunque un lieve rallentamento di alcune curve provinciali.

La speranza è che quanto vediamo sia peggiore dei dati effettivamente reali.

Ad oggi, infatti, vediamo gli effetti dei comportamenti di una settimana fa. Tra una settimana vedremo l’effetto della chiusura totale.

Quando arriverà il picco? Lo ha spiegato Silvio Brusaferro, ripreso dall’Ansa: “Tutti i modelli che circolano presuppongono eventi predeterminati, ma noi ci troviamo in una situazione nuova e guardando i nostri dati al momento non mi sento di fare previsioni».

Di certo, Cina e Codogno insegnano: restare a casa serve a contenere il contagio.

VirgilioNotizie | 15-03-2020 19:16

Coronavirus, le città al balcone tra canti e striscioni Fonte foto: Ansa
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