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Il coronavirus può mutare? Il dibattito degli esperti

La comunità scientifica si interroga sull'adattabilità del coronavirus e l'ipotesi che possa mutare: i pareri a confronto

La comunità scientifica sta ancora dibattendo sulla possibilità che il coronavirus in Italia sia mutato rispetto al ceppo originario. La virologa dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, ha detto sabato scorso: “Sta succedendo qualcosa di strano. In Lombardia c’è un’aggressività che non si spiega. Le ipotesi possono essere tutte valide, una è che il virus sia forse mutato“.

Coronavirus, Brusaferro: “Non ci sono evidenze” che sia mutato

La sua affermazione è stata in qualche modo arginata dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, che a margine della conferenza stampa alla Protezione civile di sabato ha detto che “non ci sono evidenze” che il coronavirus abbia subìto una mutazione.

Coronavirus, diffida legale a Gismondo

Ma le affermazioni della virologa hanno scatenato una reazione ancor più dura da parte dell’associazione Patto trasversale per la scienza (Pts), che ha inviato una diffida legale a Gismondo anche per aver definito l’emergenza in corso “una follia” un mese fa.

Coronavirus e mutazioni, il parere di Clementi

Sulla capacità di mutare insita ai coronavirus, il Corriere della Sera ha chiesto il parere del direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia all’Ospedale San Raffaele di Milano, Massimo Clementi. L’esperto, parlando dei coronavirus, ha affermato: “Hanno un genoma molto plastico che gli permette per esempio di passare con facilità da una specie a un’altra”.

Clementi ha riportato l’esempio del virus della Sars: “È mutato nel corso dell’epidemia del 2003, si sono visti cambiamenti tra il ceppo di Guandong e quello isolato a Pechino. Ma si trattò di piccole mutazioni, hanno consentito di mappare il percorso del virus, ma non hanno cambiato il suo comportamento (fenotipo) nei confronti del paziente contagiato”.

Coronavirus, l’avvertimento di Clementi sulle future epidemie

Sul comportamento dei virus e il futuro della pandemia, Clementi ha osservato: “I coronavirus si adattano all’ospite, diventano virus semplici: Sars-CoV-2, che ora ci fa tanta paura, potrebbe continuare a circolare entrando nel novero delle centinaia di virus che ci provocano il raffreddore. O, come il responsabile della Sars, sparire del tutto”.

“Il problema però è un altro – ha sottolineato l’esperto – tra qualche anno ci sarà una nuova epidemia, e poi un’altra ancora, la colpa sarà dei ‘cugini’ di Sars-Cov-2 e predecessori. I coronavirus ci provano di continuo a fare il salto di specie per passare all’uomo, e prima o poi ci riescono. Dobbiamo essere pronti per affrontarli”.

Coronavirus e adattabilità, lo studio di Galli

Sull’adattabilità del coronavirus, si è espresso anche il prof. Massimo Galli, primario di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Secondo quanto riferisce Il Fatto Quotidiano, da uno studio svolto su tre ceppi del virus è emerso che in Italia potrebbero esserci stati più “pazienti zero”, anche in virtù di una “deriva genetica” dei microrganismi.

Lo studio evidenzia che tutti i ceppi del cluster, compresi quelli italiani, mostrano capacità di mutamento sulle proteine che provocherebbero l’insorgere delle infezioni. L’ipotesi è che si siano verificate “importazioni multiple” dall’Europa che hanno generato focolai paralleli in Italia.

VirgilioNotizie | 23-03-2020 09:52

Dalla Spagnola al coronavirus, le epidemie dell'ultimo secolo Fonte foto: ANSA
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