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Coronavirus, Galli spiega perché è meglio far sbarcare i migranti

Secondo il direttore dell'ospedale Sacco, Massimo Galli, tenere i migranti sulle navi "è un errore colossale"

L’Italia, dalla riapertura, ha fatto i conti con l’esplosione di nuovi focolai su tutto il territorio nazionale. A questo problema si è aggiunto nelle ultime settimane anche quello dei migranti, alcuni di loro risultati positivi a bordo dei barconi. Il dibattito sulla gestione di questi casi è stato prettamente politico, ma ai microfoni del Messaggero Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, ha affrontato il tema dal punto di vista sanitario. Secondo l’esperto “tenere le persone sulle navi è un errore colossale“.

Migranti, Galli: “Tenerli sulle nave è un errore colossale”

Per Massimo Galli c’è solo una soluzione da adottare per evitare che il contagio si propaghi: sottoporre i migranti ai test, facendoli sbarcare il prima possibile.

L’esperto cita infatti il caso della nave da crociera Diamond Princess, imbarcazione ben diversa da quelle utilizzate dalle persone che scappano dai Paesi nordafricani.

“Quella nave da crociera – ricorda Galli – ha provocato oltre 700 infettati e ha avuto un numero riproduttivo basale spaventoso da questo punto di vista”. Un barcone, con condizioni igieniche critiche, non aiuterebbe a contenere il contagio.

Il primo passo, secondo il primario, è “il tampone da effettuare prima di farli sbarcare“. Dopodiché “far scendere certamente le persone che risultano infettate. Credo che in questo momento sia la procedura seguita, ma non è tanto rilevante dove fai il test. In realtà può essere tranquillamente effettuato a terra in una sede più consona della nave. Certamente si riesce a organizzare un distanziamento che non si può avere su una di queste navi delle ong o anche sulle nostre navi militari”.

Il problema dei test: il tempo

L’altro grande problema è che per avere i risultati dei test servono almeno 12-24 ore. Secondo Galli, comunque, “è necessario che vengano divise le persone che risultano positive da quelle che sono negative, e comunque vanno quarantenate. Anche tenerli sulla nave, in attesa del risultato del primo test, se è solo per un tempo limitato, può essere un’opzione”.

La scelta migliore, a detta dell’esperto, resta “quella di portarli a terra in una struttura che consenta l’attesa al sicuro, dove si operi un certo distanziamento, per l’arrivo del primo test. Dopodiché i positivi devono essere curati da una parte, e i negativi isolati e in quarantena da un’altra parte. Al termine dei 14 giorni di quarantena comunque procederei con un secondo tampone“.

Galli ci tiene a sottolineare poi che, una volta a terra, i migranti non debbano essere ospitati nei centri di accoglienza: “Vanno trattenuti, insomma, in luoghi idonei dove è possibile mantenerli in quarantena e distanziati, come gli alberghi“.

E sullo stato d’emergenza: “Sono d’accordo che venga mantenuto, per lo meno si può cercare di regolamentare meglio anche questi interventi”.

Infine, alle Regioni del Sud preoccupate per l’arrivo dei migranti, Galli risponde che “è un fenomeno che si riesce a circoscrivere immediatamente se si interviene. Ho molto più timore di focolai che possono essere generati da persone che vengono dall’estero con un’altra modalità, e che come tali possono essere meno facilmente tracciabili. Ora i Paesi con il maggior tasso di nuovi casi, oltre a India e Bangladesh, sono certamente Stati Uniti e Brasile. Posto il fatto che l’infezione in Italia non è mai sparita, le possibilità di persone che tornando da questi Paesi possano riportare l’infezione è davvero elevata”.

VIRGILIO NOTIZIE | 14-07-2020 11:39

Coronavirus: i focolai in Italia. Dove e quanti casi Fonte foto: Ansa
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