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Coronavirus, come e perché la Lombardia è stata la più colpita

La Lombardia è ancora la regione italiana più colpita dal coronavirus; uno studio ha cercato di capire come e perché è successo

Milena Gabanelli ha provato a ricostruire l’evolversi dell’epidemia di coronavirus in Lombardia, nella sua rubrica Dataroom sul Corriere della Sera; ad oggi, infatti, è ancora la regione italiana dove quotidianamente si registra la maggior parte dei nuovi casi. La giornalista ha cercato di individuare le cause che hanno significativamente compromesso il sistema sanitario regionale, facendo riferimento ai dati raccolti dall’equipe del Niguarda di Milano e del San Matteo di Pavia.

I ricercatori dei due ospedali hanno provato a rispondere ad alcune domande fondamentali: quando e come è arrivato il virus in Lombardia, e perché è stata la regione maggiormente colpita.

Coronavirus, quando e come è arrivato il virus in Lombardia

Tutto è iniziato il 20 febbraio, a Codogno, quando è stato individuato il cosiddetto “paziente 1”, il primo caso di coronavirus in Italia. Ma il virus potrebbe essere arrivato molto prima, in quanto gli ospedali Niguarda e San Matteo hanno individuato gli anticorpi in alcuni soggetti del Lodigiano già tra il 12 e il 17 febbraio; ciò significa che i primi contagi si sono verificati almeno 3 o 4 settimane prima.

Sulla provenienza del virus, tolta l’evidente origine cinese, si suppone sia arrivato in Italia dalla Germania. Attraverso l’analisi genomica del Sars-CoV-2, infatti, è stato possibile risalire alle variazioni dei ceppi rispetto a quello originario. Per quanto il virus italiano sia riconducibile a quello cinese, ci sono alcune variazioni che suggeriscono la presenza di Paesi intermediari.

Coronavirus, perché la Lombardia è la regione più colpita

Secondo la ricostruzione, sarebbero due i ceppi che hanno messo la Lombardia in ginocchio, uno dei quali ne avrebbe originati poi altri due. Il primo focolaio è quello del Lodigiano, con Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione d’Adda tra i comuni più colpiti. Il secondo è quello in Valle Seriana. Il ceppo più “veloce”, secondo le osservazioni, è proprio quello che ha travolto la Bergamasca, la cui situazione è rapidamente precipitata anche in seguito alla mancata istituzione della zona rossa.

Sul perché il virus si sia particolarmente accanito con la Lombardia, le osservazioni non sono sufficienti a dare risposte ma permettono la formulazione di alcune ipotesi. Il Sars-CoV-2 potrebbe essersi diffuso a causa delle numerose imprese di trasporto e logistica nel Lodigiano e nel Bergamasco. A questo si aggiungono anche i rapporti di import-export con Cina e Germania.

La conclusione a cui arriva lo studio è che il virus era presente in Lombardia già diverse settimane prima della scoperta del paziente 1, giunto da due fronti, cogliendo la regione completamente impreparata.

VIRGILIO NOTIZIE | 06-07-2020 09:42

Coronavirus, le nuove regole in Lombardia dal 1° luglio Fonte foto: ANSA
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