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Coronavirus, la proposta di Burioni al governo per la fase 2

Il virologo, insieme ad altri esperti: "Creare una struttura con queste 5 caratteristiche fondamentali"

Trovare una strategia per riaprire l’Italia. Questo l’obiettivo di diversi esperti, capitanati da Roberto Burioni. Il virologo, sul suo sito Medical Facts, ha infatti pubblicato una vera e propria proposta “per tornare gradualmente alla nostra vita di sempre”.

Il consiglio è quello di creare “una struttura di monitoraggio e risposta flessibile, MRF, dell’infezione da SARS-CoV-2 e della malattia che ne consegue (Covid-19) e, possibilmente, in futuro, di altre epidemie”.

Questa struttura, articolata a livello regionale, sarebbe coordinata dalla Protezione civile, dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Gli esperti individuano 5 caratteristiche generali che dovrà avere la struttura.

In primis, serviranno capacità e risorse per poter eseguire “molte migliaia” di test a settimana, virologici e sierologici. Test cui dovrà essere sottoposta la popolazione asintomatica qualora ci fossero dei segnali in merito alla nascita di nuovi focolai.

Ci dovrà poi essere una “struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l’Iss, che sia responsabile sia dell’analisi dei dati in tempo ‘quasi-reale‘, sia della loro presentazione da parte del Ministero della Salute, a frequenza regolare direttamente al governo, al Parlamento e agli organismi sanitari sovranazionali”.

Burioni e gli altri firmatari consigliano poi di aumentare la sorveglianza epidemiologica nelle varie Regioni attraverso “centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio e con messa a punto di sistemi di ‘epidemic intelligence’, che rilevino precocemente ogni segnale di accensione di focolai epidemici“.

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A fianco di queste caratteristiche che mirano di fatto a uno strettissimo monitoraggio, altre due che invece si discostano dal concetto di sorveglianza.

Si chiede una risposta pronta in caso di segnali di ritorno del virus, “tra cui forme di isolamento sociale (sospensione di attività, eventi sportivi, scuole), gestione di infetti e contatti (implementata anche attraverso l’uso di appropriate tecnologie tra cui smartphone e app come già sperimentato a Singapore e in Corea), potenziamento di specifiche strutture sanitarie“.

Infine, l’aspetto della comunicazione: il consiglio è di condividere una strategia comunicativa “con l’Ordine dei giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista“.

Burioni e gli altri esperti precisano che il “rafforzamento del sistema sorveglianza-risposta a livello sanitario dovrà essere accompagnato da un piano complessivo di limitazione del rischio di attivazione di focolai epidemici nei luoghi di lavoro e nel sistema educativo scolastico. Tale piano dovrà prevedere una profonda ristrutturazione delle procedure e delle attività”. Almeno fino all’arrivo di un vaccino.

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VirgilioNotizie | 15-04-2020 06:59

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