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Coronavirus, commovente post di Corsi ex Iena: "Era mio padre"

Il conduttore televisivo ha commosso il web con una struggente poesia in prosa sulle morti anonime di questi giorni

Se ne parla tanto. Sono dei numeri. In realtà sono delle persone. Non tutti lo sottolineano. Forse non se ne ha il tempo in tutta questa baraonda causata dalla pandemia del coronavirus. Ci ha provato però a soffermarsi sulla sofferenza Gabriele Corsi. L’ex Iena del trio Medusa ha commosso il web con un post in cui si è immedesimato in un figlio che perde padre, madre e parenti.

Un post struggente. Corsi ha pubblicato la pagina sfocata di un necrologio di giornale e poi ha scritto una lunga poesia in prosa, davvero molto toccante: “Era mio padre. Quello della foto un po’ sfocata nei necrologi di ieri. (…) Era mia madre. Che mi faceva posto nel letto grande quando avevo la febbre e mi sembrava, sempre, l’unica cura possibile. Era mio zio. Quel signore con gli occhiali che se n’è andato tra i tanti ieri. (…) Era mia zia. La signora senza foto“.

Ma è soprattutto alla conclusione che arriva la stoccata all’opinione pubblica, che maneggia in modo freddo i numeri terribili di questa pandemia soprattutto in fatto di morti: “Quelli che tu non sai chi sono. Ma io sì. Quelli che, per qualcuno, sono ‘muoiono solo i vecchi’, ‘sì, ma erano già malati’, ‘ne muoiono molti di più per altre cause’. E, se sei tra quelli, vuol dire che questo, tutto questo, non ti ha davvero insegnato niente“.

Chi è Gabriele Corsi. E’ un attore, comico, conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano che ha in passato, insieme con il Trio Medusa, si è dapprima distinto in radio e poi è approdato in televisione nel cast delle Iene. In solitaria ha condotto diversi programmi di dating e game show per il gruppo Discovery. Ma ha avuto anche una parentesi in Rai dove ha condotto nel 2018 Boss in incognito su Rai2, Reazione a catena nel preserale di Rai1, B come Sabato per commentare il campionato cadetto su Rai 2, ed è stato invitato di Telethon.

 

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Era mio padre. Quello della foto un po’ sfocata nei necrologi di ieri. Era mio padre. Lo ricordo con una barba nera nera che mi insegnava a dare calci a un pallone nel parco sotto casa. Era mia madre. Quella signora elegante morta da sola in ospedale perché non si poteva entrare. Il dolore più grande. Lei. Da sola. Era mia madre. Che mi faceva posto nel letto grande quando avevo la febbre e mi sembrava, sempre, l’unica cura possibile. Era mio zio. Quel signore con gli occhiali che se n’è andato tra i tanti ieri. Era mio zio. Lo stesso che mi portava a giocare con i modellini di aerei e mi faceva volare restando con i piedi a terra. Era mia zia. La signora senza foto. Solo data di nascita e di morte. Era mia zia. Perché non possiamo neanche andare a casa sua a cercare una polaroid che la ritragga. Lei che a Natale mi ha regalato la prima macchina fotografica. Erano mio padre. Erano mia madre. Erano i miei zii, i miei vicini, i genitori, i parenti dei miei amici. Quelli che, adesso, non possiamo piangere. Quelli che, adesso, non possiamo abbracciarci per lenire il dolore. Quelli che tu non sai chi sono. Ma io sì. Quelli che, per qualcuno, sono “muoiono solo i vecchi”, “sì, ma erano già malati”, “ne muoiono molti di più per altre cause”. E, se sei tra quelli, vuol dire che questo, tutto questo, non ti ha davvero insegnato niente.

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VirgilioNotizie | 17-03-2020 15:18

TV: Rai; "Reazione a catena" con Gabriele Corsi Fonte foto: Ansa
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